Agenzia delle Entrate: pubblicati i modelli dichiarativi 2019 e le novità

Sono stati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate i modelli 2019 730, Certificazione unica, Iva, Iva 74 bis, 770, e Cupe. Contestualmente l’Agenzia ha riassunto nella stessa nota del 15 gennaio le novità presentate da ogni modello relative alle rispettive dichiarazioni fiscali.

Per quanto riguarda il 730 ad esempio viene evidenziata la possibilità di inserire le spese del trasporto pubblico, assicurazioni contro gli eventi calamitosi stipulati per unità immobiliari a uso abitativo, gli ausili per il disturbo dell’apprendimento.

Iva: rigo VA16 per il Gruppo Iva (artt. 70-bis e seguenti del Dpr n. 633/1972); rigo VX2; casella 3 nel rigo VO34.

Certificazione Unica: Ape da Legge 232/2016; tipologie reddituali con diverso inquadramento fiscale previdenziale.

770/2019 e Certificazione degli utili e dei proventi equiparati: equiparazione partecipazione qualificata e non qualificata; piattaforme Peer to peer landingSocial lending.

Info:
Agenzia Entrate, nuovi modelli dichiarazioni redditi 2019
la pagina con i nuovi modelli e i relativi provvedimenti di approvazione

(fonte Quotidiano Sicurezza)

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Lavoro: collocamento disabili

Ricordiamo la scadenza del 31 gennaio 2019 per la presentazione, che deve essere effettuata esclusivamente tramite la procedura telematica presente sul sito http://www.cliclavoro.gov.it, del prospetto informativo dei lavoratori disabili da parte dei datori di lavoro con oltre 15 dipendenti (in quanto soggetti alla disciplina sul collocamento obbligatorio di cui alla legge n. 68/1999).


L’invio con strumenti diversi rispetto a quelli stabiliti dalle leggi costituisce
mancato adempimento.


Il prospetto deve essere presentato solamente da quei datori di lavoro per i
quali, rispetto all’anno precedente, si siano verificati cambiamenti nella
situazione occupazionale tali da incidere sul computo della quota obbligatoria di disabili da assumere.

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Bando Macchinari Innovativi: al via la compilazione delle domande

In vista dell’apertura dello sportello agevolativo del bando Macchinari innovativi, fissata per il 29 gennaio 2019, a partire dalle ore 10:00 del 15 gennaio 2019, le micro, piccole e medie imprese e i professionisti interessati possono iniziare la predisposizione della domanda di agevolazione e della documentazione da allegare alla stessa.

Compilazione domanda

La compilazione della domanda deve essere effettuata tramite l’apposita procedura informatica, accendendo nell’apposita sezione “Accoglienza Istanze” e cliccando sulla misura “Macchinari Innovativi”.La procedura prevede l’identificazione e l’autenticazione attraverso la Carta nazionale dei servizi (CNS).L’accesso è riservato al rappresentante legale dell’impresa proponente, come risultante dal certificato camerale della medesima o ad un altro soggetto a cui sia delegato (attraverso la procedura informatica – “Gestione Deleghe”) il potere di rappresentanza per la presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni.Per la presentazione della domanda è obbligatorio il possesso di una PEC attiva (nel caso di PMI la PEC utilizzata deve risultare la medesima comunicata al Registro delle imprese).

La procedura informatica consente di verificare se la compilazione delle varie sezioni del modulo di domanda è avvenuta correttamente oppure se vi sono errori o informazioni mancanti.

Creazione della domanda

Ai fini della compilazione dell’istanza, occorre innanzitutto selezionare il tipo di soggettoper il quale si sta procedendo:- impresa. Possono accedere le micro, piccole e medie imprese regolarmente costituite, iscritte nel Registro delle imprese, in regime di contabilità ordinaria ed aventi almeno 2 bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese, ovvero hanno presentato, nel caso di imprese individuali e società di persone, almeno 2 dichiarazioni dei redditi;- libero professionista. Possono presentare domanda i liberi professionisti iscritti agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali individuate nell’elenco tenuto dal Ministero ai sensi della Legge n. 4/2013 e in possesso dell’attestazione rilasciata ai sensi della medesima legge;- soggetto estero, ossia le imprese non residenti nel territorio italiano in quanto prive di sede legale o secondaria purché costituite secondo le norme di diritto civile e commerciale vigenti nello Stato di residenza e iscritte nel relativo Registro delle imprese.È necessario inoltre indicare la dotazione finanziaria su cui si presenta domanda tra le due previste dal bando, quali:- risorse PON IC Asse III E POC IC previste dall’articolo 3, comma 1, lettere a), e b), del decreto del Ministro dello sviluppo economico 9 marzo 2018 e ss.mm.ii.;- risorse PON IC Asse IV previste dall’articolo 3, comma 1 lettera c) del decreto del Ministro dello sviluppo economico 9 marzo 2018 e ss.mm.ii.. A valere su tali risorse, possono essere agevolati esclusivamente i programmi di investimento innovativi basati sulle tecnologie per un manifatturiero sostenibile in grado di garantire un utilizzo più efficiente dell’energia. A tal fine i programmi di investimento devono essere diretti al cambiamento fondamentale del processo di produzione di un’unità produttiva esistente e risultare riconducibili alla linea di intervento SN_A1 Processi produttivi ad alta efficienza e per la sostenibilità industriale – tecnologie per un manifatturiero sostenibile.

Come chiarito dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito delle FAQ pubblicate, una stessa impresa può presentare più domande di accesso alle agevolazioni, a condizione che ciascuna domanda riguardi una diversa dotazione finanziaria.

Dati sul programma di investimento

Nella maschera relativa ai dati sul programma di investimento, devono essere innanzitutto inserite le informazioni descrittive riguardanti il programma di investimento per l’acquisto dei macchinari, il codiceattività ATECO 2007 cui è finalizzato il programma di investimento e l’arco temporale pianificato per il suo avvio e ultimazione.

Ai fini dell’ammissibilità, i programmi d’investimento proposti devono essere finalizzati esclusivamente, allo svolgimento delle attività manifatturiere di cui alla sezione C della classificazione delle attività economiche ATECO 2007 (ad eccezione delle attività connesse al settore siderurgico, del carbone, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, nonché della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche).Come precisato dal Ministero dello Sviluppo Economico l’investimento innovativo finalizzato allo svolgimento dell’attività manifatturiera può essere proposto anche da un’impresa che possiede un codice ATECO non rientrante nella sezione C, al momento che le esclusioni e limitazioni previste riguardano esclusivamente l’attività economica cui è finalizzato il programma di investimento da realizzare e non riguardano eventuali attività già svolte dall’impresa non interessate dal programma di spesa.Tuttavia, nel caso di ammissione alle agevolazioni, entro 60 giorni dalla presentazione della richiesta di erogazione a saldo, l’impresa/il libero professionista deve dimostrare l’avvenuta attivazione per l’unità produttiva agevolata del codice ATECO corrispondente a una delle attività economiche di cui alla sezione C della classificazione ATECO 2007, pena la revoca delle agevolazioni.

Nella seconda sezione della maschera deve essere indicata:(i) la tipologia di programma di investimento, scelta dal menù a tendina tra:- realizzazione di una nuova unità produttiva;- ampliamento della capacità di un’unità produttiva esistente;- diversificazione della produzione funzionale a ottenere prodotti mai fabbricati in precedenza;- cambiamento fondamentale del processo di produzione complessivo di un’unità produttiva esistente;(ii) la linea di intervento riferibile all’area tematica “Fabbrica intelligente” della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente a cui è riconducibile il programma di investimento, scelta dal menù a tendina tra:- SN_A1 Processi produttivi ad alta efficienza e per la sostenibilità industriale – tecnologie per un manifatturiero sostenibile;- SN_A1 Processi produttivi ad alta efficienza e per la sostenibilità industriale – sistemi per la valorizzazione delle persone nelle fabbriche;- SN_A1 Processi produttivi ad alta efficienza e per la sostenibilità industriale – processi produttivi innovativi;- SN_A1 Processi produttivi ad alta efficienza e per la sostenibilità industriale – soluzioni per la modellazione, la simulazione e il supporto alle previsioni;- SN_A1 Processi produttivi ad alta efficienza e per la sostenibilità industriale – strategie e management per i sistemi produttivi di prossima generazione;- SN_A2 Sistemi produttivi evolutivi e adattativi per la produzione – sistemi per la produzione personalizzata;- SN_A2 Sistemi produttivi evolutivi e adattativi per la produzione – sistemi di produzione evolutivi ed adattativi.L’ultima sezione riguarda l’elenco dei beni di investimento, classificati per categoria e importo.Programmi di investimento devono:- prevedere spese ammissibili non inferiori complessivamente a 500.000 euro e non superiori a 3.000.000 di euro;- essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione;- prevedere una durata non superiore a 12 mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni (con possibile proroga del termine di ultimazione non superiore a 6 mesi, su richiesta motivata dell’impresa beneficiaria).

Localizzazione del progetto

I progetti devono essere realizzati nell’ambito di una o più unità locali ubicate nelle Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) o nelle Regioni in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna).Ai fini dell’accesso alle risorse PON IC Asse IV di cui all’articolo 3, comma 1 lettera c) del decreto del Ministro dello sviluppo economico 9 marzo 2018 e ss.mm.ii.,l’unità produttiva oggetto dell’investimento deve essere già nella disponibilità del soggetto proponente per un periodo non inferiore a 12 mesi precedenti alla presentazione della domanda di agevolazione.Le imprese estere devono dimostrare la disponibilità dell’unità produttiva oggetto del programma di investimento in una delle Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) alla data di richiesta della prima erogazione dell’agevolazione.

Firma modulo

Al termine della procedura di compilazione, si può scaricare il modulo in formato “.pdf” per apporre la firma digitale.Il modulo firmato, con estensione pdf.p7m, deve essere caricato sul sistema ed è pronto per essere inviato.L’invio della domanda compilata è consentito dalle ore 10:00 alle ore 17:00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, a partire dal 29 gennaio 2019.

(fonte IPSOA)

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Cosa fare quando il Responsabile al trattamento non firma

General data protection regulation (GDPR) concept.

IN MERITO ALL’INCARICO DI RESPONSABILE AL TRATTAMENTO.

Il GDPR 679/16 ha colto molte aziende impreparate e ha spaventato molti i soggetti interessati, più per non conoscenza della norma che altro. 

VEDIAMO DI FARE UN PO’ CHIAREZZA.

Il titolare al trattamento dei dati, quando non può, o non vuole, trattare direttamente dei dati, affida a terzi alcune operazioni di trattamento [vedi nota 1]

Spesso capita che i designati responsabili esterni al trattamento[vedi nota 2]  si rifiutino di accettare l’incarico, mettendo in difficoltà le aziende, che si trovano quindi costrette ad un bivio: o l’incorrere in pesanti sanzioni o a chiudere rapporti rescindendo contratti, magari consolidati da anni. 

Vediamo alcuni esempi di responsabili esterni al trattamento:

  • Il commercialista, al quale vengono affidati i trattamenti relativi alla gestione fiscale e contabile. Solitamente sono presenti i nomi e i cognomi dei referenti presso le aziende clienti / fornitrici 
  • Il consulente del lavoro, al quale viene affidato il trattamento di elaborazione delle buste paga dei dipendenti. Il trattamento contiene sempre dati particolari (ex sensibili)
  • Il Medico competente, al quale viene affidato il trattamento di gestione della salute dei lavoratori, la salute è per definizione un dato particolare. 
  • L’RSPP, al quale viene affidato il trattamento della gestione della sicurezza in ambiente di lavoro: scadenze della formazione, stato di salute, livello di formazione. 

Negli esempi riportati è evidente che: 

  • il titolare del trattamento è l’impresa e non certo i consulenti. 
  • I consulenti esterni trattano i dati in nome e per conto dell’impresa titolare del trattamento. (il trattamento è qualsiasi operazione o insieme di operazioni…)

Chiamiamo ora in aiuto l’Art, 28 comma 1:

Qualora un trattamento debba essere effettuato per conto del titolare del trattamento quest’ultimo ricorre unicamente a responsabili del trattamento che presentino garanzie sufficienti per mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate in modo tale che il trattamento soddisfi i requisiti del presente regolamento e garantisca la tutela dei diritti dell’interessato.

Ma non solo, questi devono anche dare sufficienti garanzie… in modo tale che il trattamento soddisfi i requisiti del presente regolamento. 

E ancora l’Art. 28 Comma 3: 

I trattamenti da parte di un responsabile del trattamento sono disciplinati da un contratto o da altro atto giuridico a norma del diritto dell’Unione o degli Stati membri, che vincoli il responsabile del trattamento al titolare del trattamento e che stipuli la materia disciplinata e la durata del trattamento, la natura e la finalità del trattamento, il tipo di dati personali e le categorie di interessati, gli obblighi e i diritti del titolare del trattamento. 

Nel Comma 9 del medesimo articolo si specifica che: 

Il contratto o altro atto giuridico di cui ai paragrafi 3 e 4 è stipulato in forma scritta, anche in formato elettronico.

Concludendo, consigliamo i responsabili esterni al trattamento di effettuare un’opportuna formazione specifica prima di accettare un incarico. Ricordiamo che la formazione per il responsabile esterno è obbligatoria

Davide Gallico

NOTA 1

Art. 4 comma 2) «trattamento»: qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l’ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la consultazione, l’uso, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l’interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la distruzione. 

NOTA 2

Art. 4 Comma 8) «responsabile del trattamento»: la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che tratta dati personali per conto del titolare del trattamento

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Tirocinio: il datore di lavoro è responsabile della sicurezza

I fatti di causa

Una tirocinante chiede la condanna della Gestione Liquidatoria della USLL n. 10 di Albino al risarcimento dei danni derivati dalla malattia (TBC genito peritoneale con spondilotiscite tubercolare L3 L4) contratta durante il periodo di tirocinio svolto presso il reparto di tisiologia dell’Ospedale Bolognini di Seriate.

Il giudice di primo grado aveva ritenuto non fondato il ricorso in quanto la donna, allieva della scuola per infermieri professionali di Clusone, aveva frequentato il reparto in qualità di tirocinante.

Pertanto, non sussisteva fra le parti alcun rapporto contrattuale e la responsabilità dell’azienda non poteva essere fondata sull’art. 2087 cod. civ., applicabile al solo lavoro subordinato.

La Corte d’Appello ha confermato la pronuncia con diversa motivazione ed ha premesso che il tirocinio instaura un rapporto contrattuale trilaterale fra il soggetto promotore, il tirocinante e l’ente ospitante, che è tenuto a salvaguardare la sicurezza e la salute del tirocinante e risponde dell’eventuale inadempimento a titolo di responsabilità contrattuale ex art. 1218 cod. civ..

Quali sono i soggetti tutelati dalla normativa antinfortunistica?

Il ricorso addebita alla Corte territoriale di avere «travisato il concetto di causa non imputabile che sola può escludere l’obbligo risarcitorio del debitore inadempiente, con particolare riferimento alla fattispecie di responsabilità di una struttura per così dire scolastica».

Per gli Ermellini l’obbligo di sicurezza che grava sull’imprenditore e sulle amministrazioni pubbliche è assunto non solo nei confronti dei lavoratori subordinati ma anche rispetto ad altre categorie di soggetti che, a vario titolo, si vengono a porre in relazione con i luoghi di lavoro. Infatti, la normativa antinfortunistica, tutela chiunque «svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione» (cfr. art. 2, lett. a)  D.Lgs. n. 81/2008).

I principi, consolidati nella giurisprudenza della Suprema Corte sono validi anche con riferimento al rapporto contrattuale di tirocinio, che regolano la responsabilità ex artt. 1218 e 2087 cod. civ., alla stregua dei quali l’inadempimento dell’obbligo di tutela dell’integrità psico-fisica del lavoratore è fonte di responsabilità contrattuale e risarcitoria, che sorge qualora la lesione del bene tutelato derivi causalmente dalla violazione di obblighi di comportamento imposti dalla legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali e tecniche (cfr. ex multis Cass. n. 749/2018; Cass. n.  15085/2014)

La natura della responsabilità

Non ha natura oggettiva la responsabilità perché, sebbene la colpa si presuma ex art. 1218 cod. civ., con onere a carico del datore di lavoro di superare la presunzione, tuttavia a quest’ultimo non può essere addebitato qualsiasi evento lesivo della salute del dipendente, bensì solo quello che sia eziologicamente collegato alla regola cautelare violata, regola che deve essere specificamente volta a scongiurare il rischio di verificazione dell’evento realizzatosi (Cass. n. 749/2018).

Il corollario di detto principio è che la dipendenza della malattia da una causa di servizio non necessariamente conduce ad una responsabilità del datore di lavoro, in quanto la patologia può essere anche conseguenza della qualità intrinsecamente usurante della ordinaria prestazione lavorativa o può essere insorta per una causa non addebitabile al datore, per avere quest’ultimo adottato le misure imposte dal legislatore o suggerite dalla tecnica e dalle regole di ordinaria prudenza.

Più volte è stato precisato e gli Ermellini lo ribadiscono anche in questa occasione, che l’accertamento in fatto della responsabilità, quanto alla violazione di regole cautelari ed al nesso causale con l’evento lesivo, è riservato al giudice di merito e non è censurabile in sede di legittimità se non nei limiti consentiti dall’art. 360 n. 5 cod. proc. civ., nel testo applicabile ratione temporis (Cass. n. 3785/2009).

Ebbene, la Corte d’Appello si è attenuta a questi principi che, dopo avere affermato che il datore di lavoro è garante della sicurezza anche rispetto ai tirocinanti, ha escluso la responsabilità della Gestione liquidatoria rilevando, sostanzialmente, che, essendo pacifica l’avvenuta somministrazione del vaccino, l’evento non poteva essere addebitato a colpa della struttura ospedaliera in quanto, da un lato, non poteva essere garantita l’assoluta salubrità dell’ambiente di lavoro, in considerazione dell’ineliminabile presenza nel reparto di soggetti malati, e dall’altro la vaccinazione, nella normalità dei casi, impedisce il contagio e la resistenza al vaccino, seppure possibile, non poteva essere imputata al datore di lavoro.

In questo modo la Corte territoriale ha implicitamente escluso che l’evento potesse essere impedito dall’adozione di altre cautele ed ha sottolineato che la ricorrente si era limitata  alla generica affermazione che l’ospedale non avrebbe tutelato la salute della tirocinante, affermazione smentita dall’avvenuta somministrazione del vaccino.

La Corte di cassazione ha pertanto rigettato il ricorso principale.

(fonte Responsabile Civile – Avv. Maria Teresa De Luca)

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Filma la vicina sotto la doccia: assolto, ma chi si improvvisa paparazzo rischia

Un trentasettenne milanese è stato assolto dalla Corte di Cassazione (Sentenza 372/2019 Sezione Penale) dall’accusa di aver fotografato e filmato la vicina di casa che usciva nuda dalla doccia della sua abitazione senza preoccuparsi della finestra del bagno priva di tende. La notizia ha destato non poco scalpore nell’opinione pubblica, perché sembrerebbe che tale verdetto abbia sancito definitivamente l’addio alle speranze di vedere tutelata la nostra privacy almeno tra le mura domestiche.

Ma in realtà non è così, perché se vi può consolare la privacy è e resta un diritto fondamentale sancito dall’art.8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, e questa sentenza non conferisce la licenza di paparazzo o detective a nessuno.

Infatti, nel caso trattato dalla Cassazione, i giudici erano chiamati a stabilire se l’imputato avesse commesso o meno il reato di interferenze illecite nella vita privata previsto dall’art. 615 bis del Codice Penale, e la sua assoluzione pare in effetti motivata in quanto l’uomo ha effettuato le riprese utilizzando un comune telefonino in grado di fotografare e filmare quello che normalmente è possibile vedere ad occhio nudo, e non si era dotato di speciali strumenti tecnologici, come ad esempio un teleobiettivo o un potente zoom in grado di ingrandire in modo significativo le immagini a tal punto da risultare invasivo all’interno dell’abitazione della donna, nel qual caso si sarebbe peraltro potuto configurare il reato di violazione di domicilio. Quindi almeno in questo caso, una condanna per questo tipo di reato da parte della Suprema Corte non ci stava.

Quello però che non viene rilevato nella sentenza, è invece che è lecito utilizzare filmati e fotografie solo ottenendo il consenso dell’interessato, cosa che nel caso di specie la donna non risulta aver affatto dato, tanto è che la questione è finita nei tribunali.

Solo in rari casi potrebbe essere lecito per qualcuno effettuare delle riprese ed utilizzarle senza il consenso dell’interessato, come ad esempio nell’esercizio del diritto di cronaca oppure nello svolgimento di indagini giudiziarie, ma l’imputato non era ne’ un giornalista ne’ un poliziotto o un investigatore privato.

Di regola, filmati e foto scattate in maniera fraudolenta non sono utilizzabili, fermo restando che chi pensasse di diffonderle su web o social network si esporrebbe al rischio di provvedimenti da parte del Garante della Privacy o di dover risarcire i danni cagionati ai malcapitati, anche per la violazione della normativa sul diritto d’immagine tutelata dall’art.10 del Codice Civile e di quella sulla protezione del diritto d’autore disciplinata dalla Legge 633/1941.

Pertanto, seppure in questo caso l’assoluzione dall’accusa del reato di interferenze illecite nella vita privata sia motivata, ciò non toglie che la donna abbia subito una grave violazione della propria privacy, e c’è il rischio che molte persone pensino erroneamente che d’ora in poi siano autorizzate a filmare e fotografare chicchessia e in ogni luogo a insaputa dei diretti interessati senza preoccuparsi di informarli e chiedere loro il preventivo consenso, specialmente se tali immagini vanno poi a finire nel mare magnum di Internet.

Affaritaliani.it – Articolo di Nicola Bernardi, Presidente di Federprivacy – @Nicola_Bernardi

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Spulciando la legge di Bilancio 2019: aumentate del 10% le sanzioni per le violazioni delle disposizioni del D. Lgs. n. 81/2008

La legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di Bilancio 2019) recante il “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” ha anche introdotto delle novità riguardanti il Testo Unico di Sicurezza di cui al D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 e s.m.i..

Con il comma 445 dell’articolo 1, infatti, al fine di rafforzare l’attività di contrasto del fenomeno del lavoro sommerso e irregolare e la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, sono stati adottati dei provvedimenti riguardanti il potenziamento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e con la lettera d) sono stati aumentati gli importi delle sanzioni per alcune violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale e in particolare, con il punto 2) della stessa lettera, sono stati aumentati nella misura del 10 per cento gli importi delle sanzioni sia in via amministrativa che penale relative alla violazione delle disposizioni di cui al D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i..

(fonte Porreca)

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