Invio di fax commerciali senza consenso informato: mega multa all’azienda

E’ illegittimo l’invio di comunicazioni promozionali o di lucro, senza il consenso scritto, previo invio di idonea informativa, del destinatario. Così si è pronunciata la Seconda Sezione Civile, della Corte di Cassazione, nella sentenza 10-24 giugno 2014, n. 14326.

Nella vicenda in esame, il Garante della privacy aveva ingiunto ad una società di consulenze il pagamento di un’onerosa multa, per aver inviato, via fax, delle comunicazioni commerciali ad un’utente, senza averne ottenuto previamente, il consenso informato. Avverso tale ordinanza, l’azienda in questione ha proposto, dapprima opposizione dinanzi al Tribunale competente, che l’ha rigettata, e successivamente ricorso in Cassazione.

Per quanto riguarda la doglianza avanzata dalla ricorrente, ovvero che l’utilizzo di un numero telefonico o di fax estratto dall’elenco delle Pagine gialle, non rientrerebbe nel concetto di “trattamento” di dati personali, essa è stata giudicata erronea dalla Suprema Corte.

Infatti, hanno precisato i Giudici di Piazza Cavour, ai sensi dell’art. 4, comma 1, lett. a), del codice in materia di protezione di dati personali, nella nozione di “trattamento”, è compresa anche l’estrazione di dati, come la presa di cognizione ed il successivo utilizzo, per fini commerciali di un numero di fax risultante dall’elenco delle Pagine gialle. In effetti, l’art. 129, comma 2, del codice, se da una parte ha individuato lo scopo principale degli elenchi telefonici nella “mera ricerca dell’abbonato per comunicazioni interpersonali”, ha stabilito che il trattamento dei dati inseriti negli elenchi, se effettuato in particolare per scopi pubblicitari, promozionali o commerciali, è lecito solo se è effettuato con il consenso specifico ed espresso dell’’interessato. Del resto, non esclude l’illiceità della condotta della ricorrente, la norma del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, art. 44, comma 1-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 2009, n. 14, secondo cui i dati personali presenti nelle banche dati create utilizzando elenchi telefonici pubblici formati prima del 1 agosto 2005, sono lecitamente utilizzabili per fini promozionali sino ai sei mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 25 settembre 2009, n. 135, anche in deroga agli artt. 13 e 23 del codice in materia di protezione dei dati personali. Tale deroga non opera nel caso in oggetto, per due motivi: innanzitutto perché riguarda i “soli titolari del trattamento che hanno provveduto a costituire dette banche dati prima del 1 agosto 2005”: e tale circostanza non è stata riscontrata dalla sentenza impugnata.

Inoltre la summenzionata disposizione non deroga a quanto previsto dalla norma dettata dall’art. 130 del codice, ovvero che occorre il consenso dell’interessato per l’invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale è consentito, sottoponendo alla stessa previsione le comunicazioni promozionali avvenute a mezzo fax.

Per tali ragioni, le comunicazioni promozionali inviate a mezzo fax per essere lecite, necessitano del consenso dell’interessato, da acquisire previa idonea informativa, prima che le stesse siano inviate e non dopo l’avvenuta ricezione del fax.

Il Supremo Consesso ha poi equiparato l’invio del fax ad una chiamata telefonica automatica, senza l’intervento di un operatore, per via dell’assenza di contatto diretto fra quest’ultimo ed il destinatario del messaggio. In altri termini, l’art. 130 del codice subordina al consenso preventivo dell’interessato, l’uso lecito di sistemi automatizzati di chiamata senza l’intervento di un operatore, comprendendo anche l’uso del telefax o di altro tipo di comunicazione elettronica, con finalità pubblicitarie o commerciali.

In conclusione, dopo aver verificato sia che i fax inviati dalla società ricorrente avevano scopi di promozione e di lucro, sia che il consenso non era stato documentato per iscritto, a norma dell’art. 23 del codice, né tantomeno ottenuto previa idonea informativa, come previsto dall’art. 13 dello stesso codice, la Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, ritenendo integrato l’illecito contestato.

(Altalex, 30 agosto 2014. Nota di Maria Elena Bagnato)

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