La valutazione del rischio chimico nel comparto dell’acconciatura

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Generalmente gli studi sulle patologie professionali nell’ambito del settore acconciature, ad esempio legate all’esposizione a tinture per capelli e a decoloranti, sono per lo più basati “sulla descrizione di casi singoli o di piccole esperienze locali, mentre esistono rari studi sistematici e dotati di sufficiente potenza”. In questi studi si rileva anche “un’ampia variabilità che dipende in parte da differenze metodologiche e di qualità nella conduzione dello studio, ma è anche spiegata dalle notevoli variazioni, esistenti tra paesi nell’utilizzo delle diverse sostanze, nell’utilizzo dei mezzi di protezione atti a prevenirne l’insorgenza, nelle metodiche utilizzate per la diagnosi”. In ogni caso le patologie descritte “sono essenzialmente a carico della cute e/o dell’ apparato respiratorio, determinate per contatto cutaneo e/o per inalazione”. E un quadro di frequente riscontro è quello della “dermatite allergica da contatto (DAC)”.

A presentare in questi termini alcune problematiche del rischio chimico nel settore dell’acconciatura è un documento – prodotto dal servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (PISLL) dell’ Azienda USL 3 di Pistoia in collaborazione con OPTA (Organismo paritetico territoriale dell`artigianato) Pistoia e associazioni datoriali e sindacali – dal titolo “Salute e sicurezza degli acconciatori: indicazioni per la valutazione dei rischi secondo il modello delle procedure standardizzate”.

Nel documento, che prende spunto dal documento ministeriale che definisce le procedure standardizzate e che può essere uno strumento per il processo della valutazione dei rischi all’interno delle piccole imprese senza esaurire l’esame di tutti i rischi che si possono presentare, è riportato una allegato relativo alla “Valutazione del rischio chimico di sostanze e preparati pericolosi art. 223 D. Lgs. 81/08”.

Nell’allegato si indica che nel settore dell’acconciatura gli allergeni più frequentemente descritti come causa di un quadro di DAC “appartengono alla categoria dei coloranti, contendendosi il primato con il nichel”. Inoltre uno studio italiano (Sertoli, 1996 nota III), condotto tra il 1984 ed il 1993 “riporta che il 50% dei parrucchieri, che si sono presentati ad un centro clinico per problemi di patologia cutanea, risulta sensibilizzato alla parafenilendiamina”.

In ogni caso i parrucchieri sono esposti anche a sostanze “capaci di causare sintomi e malattie a carico dell’apparato respiratorio con meccanismo irritante e/o allergizzante” e altri studi (Leino, 1997) indicano che “tra i parrucchieri c’è un aumento di prevalenza di sintomi sia del tratto aereo superiore, sia del tratto aereo inferiore e che le sostanze chimiche utilizzate sono le principali candidate a spiegare le differenze trovate con i gruppi di controllo. Sono state pubblicate diverse descrizioni di casi singoli o di gruppi di casi di asma che attribuiscono un’importanza crescente ai decoloranti per capelli contenenti persolfati”.

E altre sostanze per cui esistono segnalazioni di un potere asmogeno “sono l’hennè e la parafenilendiamina, anche se uno studio condotto per valutare l’esposizione potenziale a quest’ultima (Gagliardi L, 1992) ha concluso che non era possibile misurarla in campioni ambientali. Sono inoltre stati descritti casi di rinite professionale e di bronchite cronica”.

Considerando le difficoltà di definizione dell’esposizione e la molteplicità delle sostanze chimiche usate dai parrucchieri, la valutazione di cancerogenicità risulta particolarmente ardua. Nel documento, che vi invitiamo a leggere integralmente è riportata un elenco delle sostanze chimiche utilizzate da parrucchieri ed estetisti valutate dalla IARC.

Si segnala, inoltre, che “la redazione delle schede di sicurezza dei prodotti cosmetici è affidata alla discrezionalità del produttore” (tali prodotti esulano dal campo di applicazione della normativa in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati pericolosi).

L’allegato riporta poi alcune misure di prevenzione generali per il rischio chimico in questo settore lavorativo:

– “utilizzare esclusivamente prodotti professionali rispondenti ai requisiti di legge;

– preferire l’impiego, limitato ad alcuni prodotti coloranti, di preparati già pronti all’uso;

– conservare i prodotti in luoghi freschi, asciutti e ben aerati, lontano da fonti di calore;

– controllare le caratteristiche e le modalità di impiego riportate sulle istruzioni contenute nelle confezioni e, se disponibili, nei fascicoli tecnici divulgati dalle case produttrici”;

– informazione dei dipendenti: “informare i dipendenti sui rischi connessi all’impiego di prodotti cosmetici, sul divieto di miscelare prodotti cosmetici diversi se non specificamente previsto nelle istruzioni, sulle norme igieniche e di sicurezza da rispettare, sulle misure di intervento in caso di specifiche problematiche (ingestione, inalazione, schizzi negli occhi) o di manipolazione non corretta”;

– addestramento: “affiancamento dei lavoratori neoassunti da parte di personale esperto e qualificato”.

Altre misure riguardano:

strumenti di lavoro: “impiego privilegiato di strumenti di lavoro esenti da nichel; lavaggio accurato o sterilizzazione degli attrezzi di lavoro usati con i prodotti impiegati;

aree di lavoro e DPI: “predisporre un’area di lavoro adibita al dosaggio e alla miscelazione dei prodotti, situate in prossimità di superfici finestrate fruibili. In alternativa installare una idonea cappa aspirante; protezione delle mani con applicazione di creme barriera e/o con l’utilizzo di guanti impermeabili di plastica (PE, PVC) o in lattice”.

Malgrado poi il documento si soffermi ampiamente sulla sicurezza relativa ai decoloranti e alle tinture per capelli, concludiamo questa presentazione dell’allegato affrontando un tema generalmente meno trattato: i rischi correlati all’utilizzo di shampoo per capelli.

Si ricorda che lo shampoo è una “soluzione acquosa formata dall’associazione di tensioattivi, che contiene dal 10 al 20% di detergenti in 80-90% di acqua sterile e deionizzata. In particolare, la composizione base dello shampoo è costituita dai seguenti elementi: tensioattivi primari (per la pulizia dei capelli e del cuoio capelluto); tensioattivi secondari (per ottimizzare la schiumosità e coadiuvare l’azione lavante); sostanze ispessenti (per migliorare la stabilità del prodotto, come hydroxyethylcellulose); agenti condizionanti (composti e polimeri cationici o derivati siliconici per aumentare la pettinabilità)”. Inoltre la solubilizzazione di tutti questi componenti è “favorita dalla presenza di adatte sostanze solventi quali propylene glycol o glycerin che prevengono il deposito di particelle di sapone insolubili sul capello. A seconda della tipologia dello shampoo possono essere presenti agenti funzionali specifici come, agenti antibatterici (es. piroctone olamine). In uno shampoo, inoltre, sono presenti additivi, regolatori del pH, coloranti, conservanti, profumi, agenti opacizzanti o schiarenti, sostanze perlescenti”.

In relazione alla possibilità per chi lavora nel settore acconciature di contrarre dermatiti irritative ed allergiche da contatto (soprattutto nel caso in cui il soggetto presenti una già conclamata sensibilizzazione al prodotto), sono riportate, infine, queste misure di prevenzione e protezione:

– conoscere le caratteristiche degli shampoo utilizzati e le modalità d’uso;

– il personale deve comunicare immediatamente qualsiasi fenomeno, anche lieve, di tipo irritativo che dovesse manifestarsi;

– con shampoo e lozioni utilizzare guanti di protezione in lattice, vinile o nitrite o creme barriera per ridurre fenomeni di riduzione del film lipidico delle mani, con fenomeni di secchezza, desquamazione e similari”.

(fonte PuntoSicuro)

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