Le chiamate per il telemarketing non integrano il reato di molestia

Le chiamate per proporre beni o servizi non integrano il reato previsto dall’articolo 660 del codice penale (molestia o disturbo alle persone). Con tre sentenze gemelle, la Cassazione si è occupata delle querele presentate contro alcuni gestori telefonici nazionali (il querelato era il legale rappresentante) per molestia e disturbo alle persone e trattamento illecito dei dati personali (art. 167 del Codice della Privacy).

Con tre sentenze della sezione terza penale del 1° agosto 2017, n. 38224, 38225 e 38226, la Cassazione ha detto a chiare lettere che nel caso di telefonate commerciali il reato di molestia è manifestamente insussistente.

L’articolo 660 del codice penale punisce le chiamate fatte per petulanza o biasimevole motivo. Queste circostanze non sono presenti nel caso di chiamate, che, dice la Cassazione, «pur moleste, erano dettate da esigenze di pubblicità e promozione commerciale». Insomma le telefonate sono moleste, ma non integrano una molestia punibile.

La Cassazione svaluta anche il fatto che la persona esasperata avesse iscritto il proprio numero nel Registro delle opposizioni. Questo al fine di escludere il reato di trattamento illecito di dato (articolo 167 codice privacy).

La Cassazione dice che non c’è violazione nemmeno questo reato, perché i numeri di telefono pubblicizzati possono essere usati, senza consenso, ai sensi dell’articolo 24 del codice della privacy.

In sostanza la Cassazione dice che se il numero di telefono è noto pubblicamente, allora non vale nulla iscriverlo nel Registro delle opposizioni, perché comunque è utilizzabile.

Sul punto la sentenza è discutibile. Così facendo non avrebbe nemmeno senso la disciplina incentrata sul Registro delle opposizioni. Si ritiene, invece, che il numero di telefono anche se inserito nell’elenco o altrimenti pubblicizzato non possa ritenersi liberamente utilizzabile, almeno a legislazione vigente. Ciò in quanto la provenienza da un pubblico elenco o la pubblicizzazione del numero sono il presupposto per l’applicazione del Registro delle opposizioni e non una causa di esclusione dell’applicazione del Registro stesso.

A legislazione vigente, per le telefonate fatte estraendo il numero dall’elenco pubblico (in assenza di altre condizioni legittimanti), opera il Registro delle opposizioni, a meno che l’interessato non abbia dato un consenso ad hoc. Ma se non c’è il consenso individuale non si possono fare telefonate sostenendo che la fonte del numero è l’elenco pubblico.

In ogni caso, le sentenze della Cassazione accompagnano una lettura estensiva del regolamento europeo sulla privacy, n. 2016/679, operativo dal 25 maggio 2018, che inserisce il marketing diretto tra i casi in cui si possono trattare i dati senza consenso (per legittimo interesse).

Fonte: Italia Oggi del 7 agosto 2018

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