Dirigenti scolastici ed insegnanti: quando scatta la responsabilità in materia di sicurezza

Dalla cronaca alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati: il problema delle responsabilità dei dirigenti scolastici in materia di sicurezza torna a far discutere. Il caso: un alunno di prima media di una scuola pubblica, al termine delle lezioni, usciva di scuola e sulla strada comunale antistante l’edificio scolastico veniva investito e schiacciato da un autobus, morendo sul colpo. Secondo la Cassazione sussiste, in capo all’amministrazione e al personale scolastico, l’obbligo di vigilare sugli alunni al fine di evitare che gli stessi possano recare danno a terzi o a sé medesimi. Quali i limiti della “culpa”?

Continua a suscitare polemiche e malumori nel mondo della scuola, al punto di aver sollevato l’interesse della Commissione Cultura della Camera dei Deputati durante le discussioni sul problema delle responsabilità dei dirigenti scolastici in materia di sicurezza, la sentenza n. 21593 del 19 settembre 2017 della Terza Sezione Civile della Cassazione.

Il caso e la decisione della Cassazione civile

Ricordo il caso: un ragazzo di 11 anni, alunno di prima media di una scuola pubblica, al termine delle lezioni, usciva di scuola e sulla strada comunale antistante l’edificio scolastico veniva investito e schiacciato da un autobus, morendo sul colpo. Sostiene la Cassazione che sussiste un obbligo di vigilanza in capo all’amministrazione scolastica con conseguente responsabilità ministeriale. E spiega che lo stesso Regolamento dell’istituto pone a carico del personale scolastico l’obbligo di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, così come l’obbligo di vigilare nel caso in cui i mezzi di trasporto ritardino.

Un precedente della Cassazione penale

Una tesi innovativa? Per nulla. È generalmente sfuggito che proprio quella stessa vicenda dell’investimento all’uscita dalla scuola aveva già formato oggetto di una sentenza della Cassazione penale, la n. 17574 del 7 maggio 2010.
Nell’ambito del procedimento penale, oltre al guidatore dell’autobus e a due dipendenti comunali, furono imputati di omicidio colposo sia l’insegnante di educazione fisica che aveva effettuato la lezione dell’ultima ora di scuola prima dell’uscita, sia la preside dell’istituto. E già allora la Cassazione pose a carico degli addetti al servizio scolastico un obbligo di vigilanza nei confronti degli alunni, al fine di evitare che gli stessi possano recare danno a terzi o a sé medesimi, o che possano essere esposti a prevedibili fonti di rischio o a situazioni di pericolo.

Applicazione dei principi di diritto affermati dalle Sezioni Unite

Né si dica, come pure è stato detto, che la Cassazione civile si sarebbe poi contraddetta nella successiva sentenza n. 22800 del 29 settembre 2017 in un caso in cui una minore si ferì urtando contro una ringhiera nel cortile di una scuola durante la ricreazione. Certo, qui fu esclusa la responsabilità del Ministero della Istruzione, ma solo perché si trattò di un evento ritenuto non prevedibile.
Ma non basta. In tutte queste sentenze, vuoi la Cassazione penale, vuoi la Cassazione civile, fanno esplicita applicazione dei principi di diritto affermati dalle Sezioni Unite in una sentenza addirittura del 27 giugno 2002, la n. 9346. Dove fu precisato che, in caso di accoglimento della domanda di iscrizione e conseguente ammissione dell’allievo, l’istituto scolastico assume l’obbligodi vigilare anche sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni. E dove fu chiarito, altresì, che tra precettore ed allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell’ambito del quale il precettore assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e di vigilanza. Un’impostazione poi ripetutamente ribadita, anche da Cass. 21 gennaio 2016 n. 2536 in quel drammatico caso dei ragazzi morti nel crollo del convitto nazionale dell’Aquila in cui il dirigente scolastico condannato a quattro anni di reclusione e affidato in prova ai servizi sociali ha ottenuto a novembre dell’anno scorso la grazia dal Presidente della Repubblica.

Limiti all’obbligo di vigilanza dell’insegnante

Ed è in questo quadro che si colloca ora la sentenza n. 2334 del 31 gennaio 2018 riguardante un’allieva maggiorenne di un istituto scolastico caduta dopo la lezione di educazione fisica per accalcamento e spinte da parte dei compagni di scuola mentre stava uscendo dalla palestra. La III Sezione Civile della Cassazione insegna che “la prevedibilità dell’evento dannoso individua al negativo il contenuto dell’obbligo di vigilanza dell’insegnante”. E precisa che, “se permane la responsabilità anche nel caso in cui l’allievo sia maggiorenne, l’età maggiorenne incide comunque sul contenuto dell’onere probatorio dell’insegnante, in quanto la dimostrazione da parte sua della maggiore età dell’allievo – al di fuori di condotte specificamente correlate ad un insegnamento tecnico – deve ritenersi ordinariamente sufficiente per provare che l’evento dannoso ha costituito un caso fortuito, essendo stato posto in essere da persona non necessitante di vigilanza alcuna in quanto giunta ad una propria completa capacità di discernimento, persona che pertanto – essendo ben consapevole delle sue conseguenze – non era prevedibile che effettuasse una siffatta condotta”. Un principio, questo, che “non può non valere anche per le persone che sono ormai prossime alla maggiore età, come sono usualmente quelle che frequentano l’ultimo anno di una scuola superiore”. Con l’avvertenza che “la parte danneggiata può contrastare la presunzione di caso fortuito come discendente dalla dimostrazione dell’età maggiorenne o prossima alla maggiore età con la prova della prevedibilità della condotta dannosa da parte del soggetto che l’ha posta in essere, ovvero di un peculiare contenuto dell’obbligo di vigilanza che l’insegnante non abbia adempiuto: per esempio, dimostrando che autore dell’evento dannoso è stata una persona che aveva già manifestato spiccati elementi di asocialità, oppure una persona notoriamente ostile/vendicativa per pregressi eventi nei confronti della persona danneggiata”.
(fonte IPSOA – Raffaele Guariniello – già Magistrato, Procura della Repubblica di Torino)
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