Un aggiornamento della circolare Gabrielli sui pubblici eventi

Il 18 luglio 2018 il Ministero dell’Interno ha pubblicato il documento N. 11001/1/110/(10), dal titolo:

  • OGGETTO: Modelli organizzativi e procedurali per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche – Direttiva

Il documento era accompagnato dalle “Linea guida per l’individuazione delle misure di contenimento del rischio in manifestazioni pubbliche con peculiari condizioni di criticità – Luglio 2018”

Questo documento aggiorna la ormai famosa Circolare Gabrielli del 7 giugno 2017, accompagnata dalla direttiva Morcone, avente per oggetto “Modelli organizzativi per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche” del 28 luglio 2017.

Il motivo per cui il ministro dell’interno ha ritenuto opportuno aggiornare un importante circolare è legato a notevoli difficoltà applicative.

Anche se tutti i principi esposti, sia nella circolare, sia nella direttiva del prefetto Morcone, sono assolutamente condivisibili, non si è probabilmente tenuto conto della varietà di situazioni nelle quali queste indicazioni devono essere calate.

Le cronache hanno dato notizia di dozzine e dozzine di eventi paesani, che sono stati annullati, in quanto gli organizzatori avevano incontrato gravi difficoltà nell’applicare puntualmente tutte le indicazioni delle linee guida del prefetto Morcone.

Per questa ragione si è ritenuto opportuno introdurre un “ammorbidimento” delle linee guida, introducendo non tanto una serie di nuovi parametri, ma un fattore di responsabilizzazione degli organizzatori, in merito all’analisi di rischio e alla individuazione delle misure di messa sotto controllo.

Ad esempio, è stata indicata in due persone al metro quadro la densità tipica di affollamento, mentre sono state date diverse indicazioni, circa la suddivisione dell’area, dove si svolge il grande evento, in settori, richiedendola solo per moduli di 10.000 spettatori.

Ma l’aspetto che mi è più colpito, nel leggere la direttiva con annesse linee guida, è stato l’ultimo paragrafo delle linee guida stesse.

In precedenza già avevo espresso il mio vivo apprezzamento per le linee guida sviluppate dal prefetto Morcone, che facevano chiaramente riferimento alla norma ISO 31000, che deve guidare qualsiasi professionista nello sviluppo di un’analisi di rischio, nella classificazione del rischio stesso nella individuazione di misure di prevenzione e mitigazione, che possono ricondurre il livello di rischio prima determinato ad un livello ritenuto accettabile dagli organizzatori.

Nelle nuove linee guida questo principio, che comunque resta in vigore in quanto un’analisi di rischio deve necessariamente essere condotta in conformità a una regola d’arte, come appunto è la norma ISO 31000, viene delegato a professionisti del settore, che hanno il compito di sviluppare l’analisi di rischio e validare le misure di messa sotto controllo. Riporto testualmente il punto 10 delle linee guida in questione.

10. CASI PARTICOLARI Per le manifestazioni storiche caratterizzate da peculiari criticità e per le quali le condizioni di tutela dei beni storici, monumentali ed ambientali non consentano la completa attuazione delle misure riportate nella presente linea guida potrà farsi ricorso, ai fini del calcolo dei parametri dell’affollamento e dell’esodo, ai metodi prestazionali previsti dagli strumenti propri dell’ingegneria della sicurezza. A tal proposito, adottando l’approccio ingegneristico, il progettista dovrà dettagliare i passaggi che conducono ad individuare le condizioni più rappresentative del rischio al quale l’attività è esposta e quali siano i livelli di prestazione cui riferirsi in relazione agli obiettivi di sicurezza da perseguire. In funzione degli obiettivi di sicurezza individuati, il progettista dovrà indicare quali sono i parametri significativi presi a riferimento per garantire il raggiungimento degli stessi obiettivi. Pertanto, dovranno essere quantificati i livelli di prestazione, intendendo con ciò l’individuazione di valori di riferimento rispetto ai quali verificare che le scelte progettuali in termini di misure di sicurezza adottate consentano di perseguire i risultati attesi. Tali valori potranno essere desunti dalla specifica letteratura tecnica riconosciuta a livello nazionale ed internazionale. Infine, in esito ai risultati dell’elaborazione effettuata, essi costituiranno i parametri di riferimento per attestare il raggiungimento dei livelli di prestazione prefissati e validare la progettazione proposta.

Si aprono quindi interessanti spiragli professionali per i progettisti delle misure di sicurezza di safety e security di un grande evento, che devono sviluppare un documento di analisi di rischio e messa sotto controllo del rischio stesso.

A questo punto, ci si domanda dove potrebbero essere reperiti questi professionisti, tenendo presente che, nella stragrande maggioranza dei casi, non è certo nell’ambito di un ufficio tecnico comunale che possono ritrovarsi le professionalità in questione.

Il suggerimento di chi scrive è evidentemente quello di rivolgersi a un professionista della sicurezza certificato, sia esso security manager, sia esso senior security manager, in conformità alla norma UNI 10459:2017, che illustra in dettaglio i requisiti di formazione, abilità e competenze, di cui deve disporre questo soggetto.

 

Allegato documento (pdf)

 

Adalberto Biasiotti – Punto Sicuro

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