La mancata valutazione dei rischi interferenziali

La mancata valutazione dei rischi fatti correre ai propri lavoratori da un’impresa appaltatrice alla quale un committente datore di lavoro ha affidata la manutenzione e la pulizia di un forno inceneritore installato nella propria azienda è l’argomento del quale si è occupato la Corte di Cassazione in questa sentenza chiamata a decidere sul ricorso presentato dal committente stesso che, invocando l’applicazione dell’art. 26 del D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., si era dichiarato esonerato dall’obbligo di valutare il rischio chimico specifico che la ditta appaltatrice faceva correre ai propri lavoratori nello svolgimento della propria attività.

Il committente datore di lavoro, ha sostenuto la suprema Corte in merito, è tenuto a valutare anche i rischi specifici dell’impresa appaltatrice alla quale ha affidato dei lavori di pulizia e manutenzione degli impianti installati nella propria azienda se agli stessi partecipano anche i suoi dipendenti. Tali rischi del resto, aggiunge lo scrivente, anche se non messi in evidenza esplicitamente nella sentenza, costituirebbero comunque dei rischi di natura interferenziale e quindi sarebbero oggetto di una valutazione da riportare in un Duvri nel quale indicare le misure che entrambe le parti devono adottare in collaborazione per la loro eliminazione.

Il caso, il ricorso in cassazione e le motivazioni

Il Tribunale ha condannato il legale rappresentante di una società alla pena, condizionalmente sospesa, di euro 1.350,00 di ammenda, in relazione a plurime violazioni alle disposizioni in materia di igiene e sicurezza del lavoro, di cui agli artt. 28, comma 2, lett. d), 223, comma 1, e 223, comma 2, del D. Lgs. n. 81/2008, ritenendo irrilevante la circostanza, posta a fondamento delle difese svolte dall’imputato, che la manutenzione e la pulizia dell’impianto di termo-utilizzazione e delle aree esterne connesse, in relazione al quale erano state contestate le violazioni alle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, fosse stata affidata a una impresa esterna. 

Avverso tale sentenza l’imputato ha proposto ricorso per cassazione affidando lo stesso a due motivi. Con il primo ha lamentato l’erronea applicazione dell’art. 26 del D. Lgs. n. 81/2008, per l’inadeguata e insufficiente considerazione dell’affidamento dei servizi di manutenzione e pulizia del forno inceneritore e delle aree esterne a un’impresa appaltatrice, con la conseguente insussistenza a suo carico, quale presidente del consiglio di amministrazione della società committente, dell’obbligo di vigilanza sullo svolgimento di tali attività e dell’obbligo anche di redigere il documento di valutazione dei rischi, in quanto lo stesso gravava esclusivamente sulla impresa appaltatrice cui detta attività era stata affidata e in quanto risultava priva di rilievo la collaborazione estemporanea prestata da alcuni dipendenti della sua azienda trattandosi di collaborazione estemporanea, non autorizzata e di cui lo stesso non era neppure a conoscenza.

Con il secondo motivo il ricorrente ha prospettato la violazione dell’art. 24 del D. Lgs. n. 758/1994, per la mancata sospensione del procedimento allo scopo di ammetterlo all’oblazione, posto che attraverso lo spegnimento dell’impianto aveva eliminato le conseguenze dannose del reato per cui la somma da pagare, ai sensi dell’art. 162 bis cod. pen., avrebbe dovuto essere ridotta della metà. Tale condotta, secondo il ricorrente, avrebbe dovuto, essere comunque valutata al fine della ammissione alla oblazione, con la conseguente necessità di annullare la sentenza impugnata e di rimettere gli atti al Tribunale allo scopo di consentirgli di avvalersi dell’oblazione.

Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione

Il ricorso è stato ritenuto inammissibile da parte della Corte di Cassazione. La censura formulata con il primo motivo, ha fatto osservare la stessa, mediante il quale l’imputato ha lamentata la violazione dell’art. 28 del D. Lgs. n. 81/2008, per l’affermazione della sua responsabilità nonostante l’affidamento a un’altra impresa dei lavori di manutenzione e pulizia del forno inceneritore utilizzato nell’azienda, non è consentita nel giudizio di legittimità, in quanto attiene all’accertamento dei fatti compiuto dal Tribunale e in quanto tende a ottenerne una rivalutazione.

Il Tribunale, ha evidenziato la suprema Corte, aveva affermato la responsabilità dell’imputato, per la mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi, in considerazione del fatto che le operazioni di manutenzione e pulizia del forno inceneritore dell’azienda, benché affidate a un’altra impresa, erano state eseguite anche da dipendenti dell’impresa amministrata dall’imputato, con la conseguente sussistenza dell’obbligo di elaborare detto documento anche a suo carico. L’imputato aveva censurato tale accertamento sul piano del merito, e cioè della effettiva presenza dei dipendenti della propria azienda e della loro stabile partecipazione a tali lavorazioni, affermando che la stessa sarebbe stata estemporanea, non rientrante nelle loro mansioni e, comunque, non autorizzata.

La lamentela, però, ha precisato la Sez. III, non rientra nel giudizio di legittimità, in quanto non viene criticata l’interpretazione e l’applicazione della disposizione denunciata (posto che non è contestata la necessità di predisporre il documento di valutazione dei rischi quando propri dipendenti partecipino a lavorazioni per le quali esso occorra), bensì l’accertamento dei fatti sulla base dei quali è stata ravvisata la violazione alle disposizioni che prevedono l’obbligo di elaborazione del documento di valutazione dei rischi, e cioè l’effettiva partecipazione dei dipendenti della società amministrata dall’imputato ai lavori di manutenzione e pulizia dell’impianto inceneritore, in relazione ai quali non era stato elaborato il documento di valutazione dei rischi. Tale partecipazione, ha fatto comunque osservare la suprema Corte, era stata accertata dal Tribunale sulla base di quanto dichiarato da uno degli ispettori della ASL e dai dipendenti dell’azienda stessa da cui la conseguente inammissibilità della lamentela formulata dal ricorrente che aveva censurato tale accertamento.

Il secondo motivo, mediante il quale è stata lamentata la mancata ammissione del ricorrente alla oblazione, nonostante l’eliminazione delle conseguenze dannose del reato, è stato considerato dalla Sez. III manifestamente infondato, non essendo stata avanzata nel corso del giudizio di merito la relativa richiesta l’imputato quindi di conseguenza non poteva dolersi della mancata ammissione alla oblazione, rimessa pur sempre alla sua iniziativa di farne domanda, cosicché, in assenza di quest’ultima, non si è ravvisata alcuna violazione di legge da parte del Tribunale.

Il ricorso, in definitiva, è stato dichiarato inammissibile dalla suprema Corte, stante il contenuto non consentito del primo motivo e la manifesta infondatezza del secondo per cui alla sua inammissibilità è conseguito l’onere a carico del ricorrente delle spese del procedimento nonché del versamento di una somma nella misura di euro 2.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Gerardo Porreca

Corte di Cassazione Penale Sezione III – Sentenza n. 51028 del 9 novembre 2018 (u.p. 26 giugno 2018) – Pres. Lapalorcia – Est. Liberati – P.M. Romano – Ric. M. C.. – Il committente datore di lavoro è tenuto a valutare anche i rischi specifici dell’impresa alla quale ha appaltato i lavori di pulizia e manutenzione degli impianti della propria azienda se agli stessi partecipano anche suoi lavoratori dipendenti.

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Controlli a distanza e privacy dei lavoratori: doppio adeguamento sugli strumenti

L’uso dei dati biometrici come strumenti di accesso all’azienda non richiede un accordo sindacale ma richiede una valutazione di impatto privacy. Il monitoraggio dei costi dei telefoni aziendali richiede sia l’accordo, sia la valutazione di impatto. Sono solo due delle situazioni pratiche nelle quali può trovarsi il datore di lavoro: l’uso di strumenti informatici che possano comportare un controllo a distanza dell’attività lavorativa deve rispettare i paletti dettati dallo Statuto dei lavoratori (come modificato nel 2015) e dal Regolamento Ue sulla privacy, in vigore dal 25 maggio scorso.

A sette mesi dall’entrata in vigore della nuova disciplina europea, sono molteplici i provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali che illustrano i casi specifici e delineano gli adempimenti da tenere presenti: l’11 ottobre scorso, ad esempio, è stato pubblicato l’elenco dei trattamenti che richiedono una valutazione di impatto privacy, ovvero la verifica imposta dal regolamento Ue prima di iniziare trattamenti dei dati che possono comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone interessate (provvedimento 467/2018 ).

In base al nuovo quadro normativo, infatti, il bilanciamento fra il legittimo interesse del titolare o del terzo e i diritti e le libertà dell’interessato non spetta all’Autorità, ma è compito dello stesso titolare dei dati. La responsabilità si sposta totalmente sul titolare. Nel campo giuslavoristico, il mancato rispetto delle regole sulla privacy rende illegittimo non solo il dato in sé, ma anche il provvedimento che consegue dall’utilizzo del dato, come il licenziamento.

Le singole tipologie di controllo – Le impronte digitali o della topografia della mano, ad esempio, possono essere usate per presidiare gli accessi ad “aree sensibili” dell’azienda o per consentire l’uso di macchinari pericolosi ai soli soggetti qualificati. Questo richiede che il datore di lavoro faccia una valutazione di impatto privacy.

Il datore può installare un sistema che, per ridurre i costi, consenta il controllo delle utenze telefoniche in dotazione ai dipendenti. Questo controllo, però, come chiarito dal provvedimento del Garante 3/2018 , è legittimo se riguarda le chiamate “a consumo” in uscita (escluse quelle in entrata). Il lavoratore dovrà essere prima informato sull’uso dei dati, sulle modalità d’uso degli strumenti e sulle modalità di effettuazione dei controlli sul telefono, anche con l’adozione di una policy aziendale.

La videosorveglianza può essere usata solo per esigenze di tutela del patrimonio, o per motivi di sicurezza o di organizzazione del lavoro. Sarà necessario informare il lavoratore sulle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli, oltre che predisporre e rendere disponibili le nuove informative ex articolo 13 del Gdpr. La conservazione delle immagini deve essere limitata alle 24 ore successive alla rilevazione. Il termine potrà essere allungato fino a sette giorni per esigenze particolari che rendano necessario un maggiore arco temporale o in relazione a festività o chiusura di uffici ed esercizi, o su richiesta dell’Autorità giudiziaria o anche se ci sono peculiari esigenze tecniche o per il rischio che comporta l’attività (mezzi di trasporto, banche e così via) .

Fonte: Il Sole 24 Ore del 31 dicembre 2018

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Dati personali ridotti all’osso nei cv

Nel form per la raccolta del curriculum, il datore di lavoro deve inserire solo i dati necessari alla verifica dei requisiti di chi aspira all’assunzione. È una delle regole relative al trattamento dei dati particolari da parte dei datori di lavoro contenuta nelle vecchie autorizzazioni generali per il trattamento dei dati sensibili, ritenuta compatibile dal Garante della privacy, chiamato a passare al setaccio le norme del codice della privacy (dlgs 196/2003) rispetto al regolamento europeo n. 2016/679 (operativo dal 25 maggio 2018).

La verifica di compatibilità delle vecchie autorizzazioni generali è prevista dall’articolo 21 del dlgs 101/2018 ed è stata realizzata dal Garante con il provvedimento n. 497 del 13 dicembre 2018. In merito alle autorizzazioni generali (1/2016, 3/2016, 6/2016, 8/2016 e 9/2016) il provvedimento del Garante ha individuato le prescrizioni compatibili con il regolamento Ue e con il dlgs n. 101/2018 di adeguamento del codice. La cernita delle prescrizioni previgenti ha portato il Garante a ritenere in piedi una serie di prescrizioni relative al trattamento di categorie particolari di dati nei rapporti di lavoro (n. 1/2016); al trattamento di categorie particolari di dati da parte degli organismi di tipo associativo, delle fondazioni, delle chiese e associazioni o comunità religiose (n. 3/2016); al trattamento di categorie particolari di dati da parte degli investigatori privati (n. 6/2016); al trattamento dei dati genetici (n. 8/2016); al trattamento dei dati personali effettuato per scopi di ricerca scientifica (n. 9/2016). 

L’autorizzazione generale al trattamento dei dati giudiziari da parte di privati, di enti pubblici economici e di soggetti pubblici n. 7/2016, non rientrando tra quelle richiamate dall’articolo 21, comma 1, dlgs n. 101/2018, ha cessato di produrre effetti giuridici alla data del 19 settembre 2018 ai sensi del comma 3 del citato articolo 21. Inoltre le autorizzazioni generali 2/2016, 4/2016 e 5/2016 (rispettivamente «autorizzazione al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale», «autorizzazione al trattamento dei dati sensibili da parte dei liberi professionisti» e «autorizzazione al trattamento dei dati sensibili da parte di diverse categorie di titolari») risultano prive di specifiche prescrizioni e, pertanto, esulano dall’ambito delle disposizioni di cui all’articolo 21, comma 1, dlgs n. 101/2018.

Il provvedimento di ricognizione è in consultazione pubblica e sarà adottato in via definitiva entro 60 giorni dal relativo esito. Si rammenta che, in base all’art. 21, comma 5, del dlgs n. 101/2018 la violazione delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni generali e nel provvedimento generale n. 497/2018 sono soggette alla sanzione amministrativa di cui all’articolo 83, paragrafo 5, del regolamento Ue (fascia massima fino a 20 milioni o 4% del fatturato per le imprese).

Inoltre i dati trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento di dati personali non possono essere utilizzati, salvo quanto previsto dall’art. 160-bis del Codice della privacy. Il provvedimento in esame potrà non essere l’ultima parola, in quanto produrrà effetti fino all’adozione di future regole deontologiche e delle misure di garanzia di cui agli articoli 2-quater e 2-septies (dati sanitari, genetici e biometrici) del Codice della privacy.

 Fonte: Italia Oggi del 2 gennaio 2018 – Articolo di Antonio Ciccia Messina

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Piano di emergenza e di evacuazione (PEE): cos’è e come redigerlo

In qualunque luogo di lavoro, quando si verifica un’emergenza, è fondamentale che tutti siano in grado di comportarsi in maniera adeguata. E’ necessario avere le idee ben chiare sulle procedure da seguire in caso di emergenza.

Quali sono, dunque, le indicazioni da seguire in caso di emergenza?

Tali indicazioni sono contenute nel piano di emergenza ed evacuazione (PEE) che è fondamentale per prevenire e affrontare situazioni di rischio.

Per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori è fondamentale definire un piano dettagliato, in modo da evitare eventuali criticità in caso di emergenza.

Cos’è il piano di evacuazione ed emergenza

Il piano di emergenza e di evacuazione (PEE) è il documento che contiene tutte le indicazioni da seguire in caso di emergenza. E’ un elaborato sintetico, al fine di risultare immediatamente comprensibile a tutti i lavoratori. Deve essere messo a disposizione di tutti.

Lo scopo è quello di  affrontare in anticipo le situazioni di rischio e consentire ai dipendenti di abbandonare con tempestività il posto di lavoro o la zona pericolosa.

Quando è obbligatorio il piano di evacuazione ed emergenza

Il piano di evacuazione ed emergenza è obbligatorio, come indicato dal testo unico sulla sicurezza (dlgs 81/2008) – all’ art. 43 –  e dal dm 10 marzo 98  – all’ art. 5 – , per tutte le attività produttive (fabbriche, uffici, impianti, pubblica amministrazione, ecc.) ove sono occupati 10 o più dipendenti ed in quelle ove si esercitano attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco ai sensi del dpr 151/2011.

Il testo unico sulla sicurezza (dlgs 81/2008), all’art. 43 prevede che:

1. Ai fini degli adempimenti di cui all’articolo 18, comma 1, lettera t), il datore di lavoro:

a) organizza i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio e gestione dell’emergenza;

b) designa preventivamente i lavoratori di cui all’articolo 18, comma 1, lettera b);

informa tutti i lavoratori che possono essere esposti a un pericolo grave e immediato circa le misure predisposte e i comportamenti da adottare;

d) programma gli interventi, prende i provvedimenti e dà istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave e immediato che non può essere evitato, possano cessare la loro attività, o mettersi al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo di lavoro;

e) adotta i provvedimenti necessari affinché qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave ed immediato per la propria sicurezza o per quella di altre persone e nell’impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, possa prendere le misure adeguate per evitare le conseguenze di tale pericolo, tenendo conto delle sue conoscenze e dei mezzi tecnici disponibili.

e-bis) garantisce la presenza di mezzi di estinzione idonei alla classe di incendio ed al livello di rischio presenti sul luogo di lavoro, tenendo anche conto delle particolari condizioni in cui possono essere usati. L’obbligo si applica anche agli impianti di estinzione fissi, manuali o automatici, individuati in relazione alla valutazione dei rischi.

2. Ai fini delle designazioni di cui al comma 1, lettera b), il datore di lavoro tiene conto delle dimensioni dell’azienda e dei rischi specifici dell’azienda o della unità produttiva secondo i criteri previsti nei Decreti di cui all’articolo 46.

3. I lavoratori non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione. Essi devono essere formati, essere in numero sufficiente e disporre di attrezzature adeguate, tenendo conto delle dimensioni e dei rischi specifici dell’azienda o dell’unità produttiva. Con riguardo al personale della Difesa la formazione specifica svolta presso gli istituti o la scuole della stessa Amministrazione è abilitativa alla funzione di addetto alla gestione delle
emergenze.

4. Il datore di lavoro deve, salvo eccezioni debitamente motivate, astenersi dal chiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato.

Inoltre, l’art. 5 del dm 10 marzo 1998 prevede che:

1. All’esito della valutazione dei rischi d’incendio, il datore di lavoro adotta le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio riportandole in un piano di emergenza elaborato in conformità ai criteri di cui all’allegato VIII.
2. Ad eccezione delle aziende di cui all’articolo 3, comma2, del presente decreto, per i luoghi di lavoro ove sono occupati meno di 10 dipendenti, il datore di lavoro non è tenuto alla redazione del piano di emergenza, ferma restando l’adozione delle necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio.

Chi redige il piano di emergenza ed evacuazione

Il PEE viene elaborato dal datore di lavoro in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP). Nel redigere il PEE si tiene conto:

  • della tipologia di struttura
  • della tipologia di attività
  • della composizione della squadra di emergenza
  • dei turni lavorativi
  • della presenza di personale esterno

Durante la normale attività, il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione:

  • controlla e fa osservare le norme di sicurezza e di prevenzione incendi nei luoghi di lavoro
  • organizza l’addestramento periodico del personale
  • sorveglia l’operato degli addetti al controllo periodico degli estintori, degli idranti, dei segnali di emergenza, delle luci di emergenza, delle aperture delle porte e delle vie d’uscita verso un luogo sicuro
  • compila il registro dei controlli periodici sul quale devono essere annotati tutti gli interventi ed i controlli relativi all’efficienza degli impianti elettrici, dell’illuminazione d’emergenza, dei presidi antincendio, dei dispositivi di sicurezza, delle uscite di emergenza e delle aree a rischio specifico
  • prende i necessari provvedimenti di sostituzione e manutenzione dei presidi antincendio e più in generale di emergenza nel caso in cui si riscontrino problemi di mal funzionamento
  • addestra il personale che presta servizio nelle aree a rischio specifico sul comportamento da adottare in caso di intervento
  • coordina le prove periodiche di evacuazione e redige ogni volta un verbale con le eventuali osservazioni, modifiche e/o miglioramenti da apportare al piano di evacuazione.

In caso di emergenza, il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione:

  • sovrintende a tutte le operazioni della squadra di emergenza
  • diffonde le informazioni relative alla sicurezza
  • dispone l’evacuazione parziale o totale dello stabile o dei luoghi adiacenti a quelli ove si verifichi l’evento
  • valuta la situazione e l’entità del pericolo per l’assunzione delle decisioni del caso e sovrintende alle conseguenti operazioni
  • coordina e gestisce il personale addetto al servizio di prevenzione e protezione
  • ordina, se necessario, l’interruzione parziale o totale degli impianti del gas, dell’energia elettrica, dell’acqua e dell’impianto di trattamento aria
  • coordina gli eventuali interventi degli enti di soccorso esterni e fornisce le planimetrie dei luoghi di lavoro e tutte le informazioni sulla situazione e sui provvedimenti adottati
  • al termine della situazione di pericolo, segnala la fine dell’emergenza.

I contenuti del piano di emergenza ed evacuazione

Il piano di evacuazione e di emergenza contiene nei dettagli:

  • le azioni che i lavoratori devono mettere in atto in caso di emergenza
  • le procedure per l’evacuazione del luogo di lavoro che devono essere attuate dai lavoratori e dalle altre persone presenti
  • le disposizioni per chiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco o dell’ambulanza e fornire le necessarie informazioni al loro arrivo
  • le specifiche misure per assistere le persone disabili
  • l’identificazione di un adeguato numero di persone incaricate di sovrintendere e controllare l’attuazione delle procedure previste
  • le disposizioni ai preposti e a chi assolve particolari responsabilità in caso di emergenza
  • le condotte a tutte le persone presenti in relazione alle loro attribuzioni specifiche o alla loro funzione
  • le misure specifiche da attuare nei confronti dei lavoratori esposti a rischi particolari
  • le procedure per la chiamata, le informazioni da fornire, e quanto serve agli organi deputati al soccorso e alle emergenze: Vigili del fuoco, 118, Vigili Urbani, Carabinieri, etc.

Nel piano sono riportate le azioni pianificate da intraprendere in situazioni di pericolo per le persone, gli impianti e l’ambiente, e ciò con l’obiettivo di:

  • indicare, ai destinatari del medesimo piano, le modalità per evidenziare l’insorgere di un’emergenza
  • affrontare l’emergenza fin dal primo insorgere, per contenerne e circoscriverne gli effetti e per riportare rapidamente la situazione alle condizioni di normale esercizio.

Nel PEE in genere viene anche predisposta una mappa dell’edificio dove sono fornite indicazioni sui vari piani, le vie d’uscita, le scale, ascensori, aree sicure, ubicazione mezzi antincendio.

Inoltre, viene fornita l’indicazione di un’area esterna come punto di ritrovo in caso di evacuazione.

Obiettivi del piano

Il piano di emergenza ha come obiettivo quello di:

  • prevenire o limitare pericoli alle persone
  • coordinare gli interventi del personale a tutti i livelli, in modo che siano ben definiti tutti i comportamenti e le azioni che ogni persona presente nell’Azienda deve mettere in atto per salvaguardare la propria incolumità e, se possibile, per limitare i danni ai beni e alla struttura dell’edificio
  • intervenire, dove necessario, con un pronto soccorso sanitario
  • individuare tutte le emergenze che possano coinvolgere l’attività, la vita e la funzionalità dell’impianto
  • definire esattamente i compiti da assegnare al personale che opera all’interno dell’Azienda, durante la fase emergenza

(fonte Biblus-Net)

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Comunicazione di infortunio telematica: disponibile la funzionalità “Tramite file”

A partire dal 14 dicembre 2018 è disponibile la funzionalità “Tramite file” della Comunicazione di infortunio per l’invio di una nuova comunicazione mediante il caricamento di un file in formato XML. 
A partire dalla nuova sezione Atti e documenti > Moduli e modelli > Prevenzione > Comunicazione di infortunio è possibile scaricare:

  • il manuale con le istruzioni per l’utilizzo della funzionalità
  • la documentazione tecnica
  • lo schema XML del file e le relative specifiche tecniche
  • le tabelle di decodifica necessarie per l’inoltro tramite file e la documentazione a supporto.
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Come fare informazione e gestire il primo soccorso aziendale

Injured construction worker laying on floor after fall

Il Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008) indica espressamente all’articolo 36 (Informazione ai lavoratori) che il datore di lavoro deve provvedere affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione:

a) sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività della impresa in generale;

b) sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di lavoro;

c) sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 45 e 46;

d) sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, e del medico competente

L’informazione su primo soccorso ed emergenze

Dunque è espressamente indicato dal Testo Unico la necessità di un’adeguata informazione in relazione alle procedure di primo soccorso e le emergenze in generale. E per questo motivo torniamo a raccogliere utili indicazioni dal documento Inail “ Il primo soccorso nei luoghi di lavoro”, elaborato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, che ribadisce infatti che il datore di lavoro ha l’obbligo di “provvedere affinché ciascun lavoratore riceva un’adeguata informazione sulle procedure di primo soccorso e sui nominativi dei lavoratori incaricati”. Ad esempio “tutti dovrebbero essere informati su come allertare il 112 e quali informazioni fornire”.

Si indica che per la diffusione delle informazioni “è possibile prevedere:

  • incontri informativi con i lavoratori;
  • distribuzione, attraverso comunicazioni e-mail o in cartaceo, di un estratto del piano di soccorso (almeno la sezione dedicata ai comportamenti da attuare in caso di emergenza) o di un riassunto/decalogo di comportamenti da adottare;
  • distribuzione in tutte le sedi di cartellonistica adeguata contenente elenco degli addetti al primo soccorso e relativi numeri di telefono/ubicazione;
  • cartellonistica adeguata che segnali la presenza di cassette di pronto soccorso o pacchetti di medicazione, DAE e di qualsiasi altro presidio utile presente in azienda”. 

Check list sulla gestione del primo soccorso nei luoghi di lavoro

Il documento presenta una “Check list sulla gestione del primo soccorso nei luoghi di lavoro” realizzata in collaborazione con l’Agenzia di tutela della salute di Bergamo – Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro.  

Riprendiamo dalla lista di controllo alcune delle domande e risposte contenute sui vari temi della gestione del primo soccorso.

La lista chiede, ad esempio, se è stato identificato il gruppo aziendale di appartenenza.

Infatti, in attuazione dell’art. 1 d.m. salute 388/2003 e come ricordato anche nell’articolo “ Gli obblighi del primo soccorso: la classificazione delle aziende”, “le aziende, ovvero le unità produttive sono classificate, tenuto conto della tipologia di attività svolta, del numero di lavoratori occupati e dei fattori di rischio, in tre gruppi (A-B-C). Dalla classificazione aziendale dipende anche la tipologia di attrezzature e presidi da utilizzare e le ore di formazione degli addetti al primo soccorso. Solo per le aziende di gruppo A, vige l’obbligo di effettuare la comunicazione alla Asl competente del territorio”. 

Inoltre sono state identificate le diverse tipologie di infortunio o di situazioni che richiedono un’assistenza medica di emergenza?

Infatti è necessario “identificare le tipologie d’infortunio mediante valutazione del rischio e analisi del fenomeno infortunistico interno all’azienda”. 

Ed esistono istruzioni operative o indicazioni differenziate per ciascuna tipologia di infortunio o di assistenza medica di emergenza?

A questo proposito la check list indica che “l’organizzazione delle azioni necessarie e la definizione di procedure di comportamento costituiscono gli aspetti più rilevanti per garantire un intervento efficace. Nella definizione delle istruzioni operative per la gestione delle emergenze mediche, ruolo importante è svolto dal medico competenteche fornisce informazioni utili per la predisposizione delle misure e protocolli operativi specifici da adottare. Le istruzioni operative specifiche dovranno, inoltre, contenere riferimenti chiari sulla modalità di allertamento della squadra degli addetti interni e sui casi e le modalità di richiesta di intervento da parte del 112”. 

Riguardo poi all’organizzazione di incontri, riguardo alla gestione delle emergenze, con le varie figure previste (addetti al primo soccorso, RSPP, medico competente, antincendio) per definire le procedure, si segnala che “l’organizzazione del primo soccorso rientra nel quadro generale della gestione delle emergenze”. Ed è dunque consigliato “prevedere degli incontri specifici per la definizione di procedure integrate”. 

Gli addetti al primo soccorso, la comunicazione e le esercitazioni

La check list si sofferma poi sugli addetti al primo soccorso. Sono stati nominati?

Si ricorda che l’organizzazione di primo soccorso “deve garantire la presenza di personale formato e numericamente adeguato, in base alla complessità dell’azienda e all’organizzazione dei turni. L’organizzazione attuata deve garantire la presenza di addetti formati in ciascun turno di lavoro. Il numero degli addetti si considera adeguato se sono presenti operatori in grado di intervenire per ogni tipo di emergenza e in ogni momento (reparto, turno) anche in caso di ferie o assenze improvvise del personale indicato nel turno”. 

E tali addetti al primo soccorso devono aver ricevuto adeguata formazione e addestramento pratico sulle misure di emergenza. Si segnala che “i contenuti minimi dei corsi di formazione per addetti al primo soccorso sono contenuti negli allegati del d.m. salute 388/2003 e vanno adeguati ai rischi specifici presenti in azienda. Tali corsi prevedono una parte teorica ed una parte addestrativa. Per mantenere le abilità pratiche acquisite nei corsi di formazione è consigliato effettuare dei retraining brevi e frequenti, almeno una/due volte all’anno, anche se la normativa impone l’aggiornamento della formazione ogni 3 anni”. 

Esistono poi mezzi di comunicazione interni dedicati alle situazioni di emergenza e/o specifiche modalità di comunicazione e mezzi di trasporto per le situazioni di emergenza individuate?

La lista indica che i mezzi di comunicazione interni “devono essere idonei ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del servizio sanitario nazionale e a garantire comunicazioni interne tempestive ed efficaci. Utile predisporre note informative standardizzate per facilitare l’accesso di eventuali soccorsi esterni. Esplicitare chiaramente eventuali accordi con strutture esterne (pronto soccorso di presidi ospedalieri, 112). È opportuno prevedere un sistema di comunicazione diretto dal luogo dell’evento (ad es: cordless o cellulare dedicato). Per assicurare la corretta comunicazione dell’evento all’operatore del 112, è fondamentale che la chiamata sia effettuata direttamente dagli addetti al primo soccorso”. 

Rimandando poi alla lettura integrale del documento Inail e della check list riguardo al tema della predisposizione delle attrezzature di primo soccorso (cassetta o pacchetto di medicazione) e della loro collocazione, ci soffermiamo sull’importanza che, per il buon funzionamento dell’organizzazione, “tutti i lavoratori conoscano le procedure operative da attuare al verificarsi di un malore o di un infortunio. Il lavoratore che assiste deve essere in grado di allertare gli addetti e supportare gli stessi in modo adeguato”. 

E sono state effettuate nei luoghi di lavoro prove o simulazioni su interventi d’emergenza per infortunio o malore?

Si indica che l’effettuazione di prove, simulazioni ed esercitazioni “costituiscono un banco di prova importante per gli addetti al primo soccorso e un momento di addestramento per tutti gli altri lavoratori; sono essenziali per verificare il buon funzionamento del sistema organizzativo individuato, coinvolgendo tutti i lavoratori, ciascuno per le proprie competenze e in base alla specifica formazione ricevuta. La registrazione dei risultati ottenuti durante le prove/ esercitazioni/simulazioni è necessaria per evidenziare eventuali criticità (tempi d’intervento, modalità, mezzi e tempi di comunicazione interna ed esterna, richieste di interventi a 112, tipo e mezzo di trasporto utilizzato) e trovare soluzioni”. 

Riprendiamo, in conclusione, anche alcune indicazioni sulla possibilità che, riguardo alle emergenze effettivamente affrontate, si organizzino momenti, formali o informali, di debriefing con le figure coinvolte.

Si sottolinea, infatti, l’importanza di “annotare le situazioni realmente accadute ed affrontate rilevando le eventuali criticità e difficoltà (interne ed esterne) incontrate nella gestione del caso al fine di trovare soluzioni adeguate. Può essere utile annotare, per una eventuale analisi, anche i casi di eventi incidentali, occorsi senza danno diretto alle persone, e le situazioni di emergenze mediche (malori), occorse in assenza di infortunio, sia in lavoratori, sia in eventuali frequentatori esterni (clienti/utenti/lavoratori di ditte esterne)”.   

(fonte RTM – Punto Sicuro)

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Fatture emesse a fine 2018 e trasmesse nel 2019: come comportarsi?

L’obbligo si rende infatti applicabile “alle fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019” (art. 1, comma 916, legge n. 205/2017). La norma, quindi, per individuare l’entrata in vigore dell’obbligo fa esclusivo riferimento alla data di emissione della fattura. Data che, ovviamente, dipende dal momento di effettuazione dell’operazione IVA, ma anche dalla volontà delle parti.È vero, infatti, che a norma dell’art. 21, comma 4, D.P.R. n. 633/1972, in vigore sino al 31 dicembre 2018, la fattura deve essere emessa obbligatoriamente con riferimento al momento di effettuazione dell’operazione (art. 6, D.P.R. n. 633/1972), ma nulla vieta all’impresa fornitrice di emettere una fattura anche prima dell’effettuazione dell’operazione, sempreché la pattuizione contrattuale lo consenta. Ossia che il cliente accetti tale tipo di pratica commerciale. In questo caso, è previsto che “l’operazione si considera effettuata, limitatamente all’importo fatturato o pagato, alla data della fattura o a quella del pagamento” (art. 6, comma 4, D.P.R. n. 633/1972).Nonostante il tenore letterale della norma che individua i termini dell’entrata in vigore sia chiaro, sono emersi diversi dubbi sui corretti termini di entrata in vigore dell’obbligo, soprattutto sulla base della lettura testuale di una FAQ pubblicata dall’Agenzia delle Entrate.

Le FAQ delle Entrate

È vero, infatti, che ad un quesito riguardante proprio l’entrata in vigore della fatturazione elettronica, l’Agenzia delle Entrate in una delle FAQ pubblicate sul proprio sito a fine novembre indica che:“L’obbligo di fatturazione elettronica scatta […] per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Nel caso rappresentato, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica”.Dalla risposta diversi commentatori hanno ribadito che la natura analogica o elettronica di una fattura emessa entro il 31 dicembre 2018 dipenda dal fatto che sia tramessa o meno nel medesimo 2018. Dal punto di vista giuridico, tale tipo di affermazione è stata avvalorata leggendo l’ultimo periodo dell’art. 21, D.P.R. n. 633/1972 secondo il quale “la fattura, cartacea o elettronica, si ha per emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente.”Tuttavia, come anche chiarito dalla stessa Agenzia delle Entrate con riferimento alla fatturazione elettronica nei confronti della PA, in vigore sin dal 2014 (cfr. Agenzia delle entrate, circolare 24 giugno 2014, n. 18, paragrafo 1.4), è stato sempre ritenuto che, secondo la norma da ultimo citata, la data di emissione non potesse essere successiva a quella di trasmissione della fattura ma che la stessa potesse, comunque, essere senz’altro antecedente a quella di trasmissione.

Conta la data di emissione

Pertanto, per valutare i termini dell’entrata in vigore dell’obbligo di emissione delle fatture elettroniche occorre fare riferimento esclusivamente alla data di emissione delle fatture che, come sopra meglio ricordato, dipende dall’effettuazione dell’operazione, ma anche alla volontà delle parti.In altre parole, seguendo i termini dell’entrata in vigore della fatturazione elettronica:- qualora una fattura sia emessa entro il 31 dicembre 2018 in formato cartaceo, potrà essere inviata sia nello stesso 2018 ovvero nel 2019 secondo i consueti canali previsti per tale formato di fattura (a mano, per posta, PEC ovvero email);- qualora, invece, la fattura venga emessa nel 2019 dovrà essere obbligatoriamente elettronica e dovrà essere inviata attraverso il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate e dovrà essere sottoposta al procedimento di conservazione sostitutiva.La FAQ dell’Agenzia delle Entrate, in effetti, fa esclusivo riferimento all’ipotesi prospettata nella domanda, ossia al caso che la fattura cartacea venga emessa e trasmessa nel 2018, ma ricevuta dal cliente nel 2019, perché ad esempio è stata inviata il 30 dicembre 2018 via posta e ricevuta nel 2019.Questo non vuol dire che, se la fattura cartacea viene trasmessa nel 2019, dovrà essere obbligatoriamente elettronica.

(fonte IPSOA)

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