Testo Unico 81/08: edizione aggiornata a Gennaio 2019

E’ stato pubblicato sul sito dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro il testo aggiornato a Gennaio 2019 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (meglio noto come Testo Unico).

Di seguito le modifiche apportate con l’ultima revisione:

  • Modifica introdotta all’art. 99 (notifica preliminare) dalla Legge 1 dicembre 2018 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonchè misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. (GU n. 281 del 3/12/2018 in vigore dal 04/12/2018);
  • Inseriti gli interpelli n. 6 del 18/07/2018 e n. 7 del 21/09/2018;
  • Sostituito il Decreto Direttoriale n. 51 del 22 maggio 2018 con il Decreto Direttoriale n. 89 del 23 novembre 2018 – Ventesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art. 71 comma 11 (LINK ESTERNO all’Allegato);
  • Rivalutati, a decorrere dal 1° gennaio 2019, nella misura del 10%, gli importi dovuti per la violazione delle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 81/2008, ai sensi dell’art. 1, comma 445, lettera d), della Legge n. 145/2018 (legge di bilancio), che ha previsto la maggiorazione degli importi sanzionatori delle violazioni che, più di altre, incidono sulla tutela degli interessi e della dignità dei lavoratori. Le anzidette maggiorazioni sono raddoppiate laddove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti;
  • È stata inserita l’Appendice C con le tabelle degli importi sanzionatari con la maggiorazione raddoppiata in caso di recidiva, ai sensi dell’art. 1, comma 445, lettera e), della Legge n. 145/2018 (legge di bilancio);
  • Corretto il refuso relativo all’Interpello n. 26/2014 del 31/12/2014 – Applicazione del decreto interministeriale 18 aprile 2014 cosiddetto “decreto capannoni”.
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Stop alla pubblicità indesiderata nella cassetta della posta

Dal 6 maggio 2019 parte l’opt out per il marketing cartaceo. Da quella data si potranno mandare lettere promozionali agli indirizzi presenti negli elenchi telefonici pubblici, a meno che l’interessato non abbia manifestato il suo dissenso, iscrivendo il suo recapito nel registro delle opposizioni, tenuto dalla fondazione Bordoni (www.registrodelleopposizioni.it).

È questo l’effetto del dpr n. 149 dell’8 novembre 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 gennaio 2019, vigente dal 4 febbraio 2019, che ha modificato il precedente dpr 178/2010, e cioè il regolamento sul registro delle opposizioni, ovvero il registro nel quale si deve iscrivere chi non vuole ricevere comunicazioni commerciali dirette.

Il registro è già operativo dal 2010 per il marketing telefonico ed è stato, ora, esteso al marketing effettuato con l’impiego della posta cartacea. Le nuove regole consentono a chi lo vuole di chiedere l’iscrizione del proprio indirizzo nella lista dei recapiti inutilizzabili per scopi commerciali.Senza l’iscrizione nel registro delle opposizioni, però, anche l’indirizzo diventa utilizzabile senza il preventivo consenso.

Chi vuole impedire che la cassetta delle lettere sia riempita con comunicazioni promozionali avrà tre mesi di tempo per chiedere al registro delle opposizioni l’iscrizione del proprio indirizzo (necessario consultare il sito del registro delle opposizioni per le concrete modalità operative).

Il decreto in esame, nella versione definitiva, ha, infatti, accolto il suggerimento del Garante della privacy ed ha previsto un termine transitorio pari a 90 giorni in modo da consentire agli abbonati di iscriversi prima di poter essere contattati e dall’altro fornire il tempo per realizzare il registro esteso alla posta cartacea.

Quindi, tenuto conto dello slittamento dei termini in scadenza nei giorni festivi al primo giorno feriale successivo, il 6 maggio 2019 è la data da segnare in calendario.

Con le nuove regole si è detto che si applica il cosiddetto opt out per la posta cartacea.

Questo significa che, con il regolamento sul marketing cartaceo, chi vuole fare pubblicità usando gli indirizzi risultanti dagli elenchi telefonici lo può fare, ma deve controllare che l’indirizzo non sia stato inserito (su richiesta dell’interessato) nella lista ufficiale di chi non vuole ricevere pubblicità cartacee.

I soggetti già iscritti al servizio per non ricevere la pubblicità telefonica potranno aggiornare la propria iscrizione estendendo l’opposizione già espressa anche alla posta cartacea.

Dal punto di vista degli operatori di marketing per poter mandare comunicazioni commerciali a mezzo posta cartacea bisognerà consultare il registro e vedere quali indirizzi sono stati iscritti, depennandoli di conseguenza dalla lista. In materia di tempi di consultazione, si prevede che, per i trattamenti di dati per fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, mediante l’impiego della posta cartacea, la consultazione del registro da parte di ciascun operatore ha efficacia pari a trenta giorni.

Il regolamento in commento, poi, integra la disposizione sull’obbligo di informativa a favore del soggetto contattato: per effetto delle novità, si devono far conoscere all’interessato la fonte dei dati usati e le indicazioni utili all’eventuale iscrizione nel registro delle opposizioni, e ciò va fatto all’interno del materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale inviato tramite posta cartacea.

Si coglie, poi, l’occasione per cambiare le modalità per iscriversi al registro delle opposizioni (anche in materia di opposizione al marketing telefonico), togliendo la possibilità di inviare un fax: rimangono quindi il canale web, il telefono, la e-mail e la raccomandata.

Dovranno, infine, essere attivate apposite campagne informative atte a favorire la piena conoscenza delle novità.

Fonte: Italia Oggi del 22 gennaio 2019 – Articolo di Antonio Ciccia Messina

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Sanzioni maggiorate sulla sicurezza sul lavoro

Injured construction worker laying on floor after fall

La legge di Bilancio 2019 ha previsto, tra l’altro, la maggiorazione delle sanzioni per le violazioni che, maggiormente, incidono sulla tutela degli interessi e della dignità dei lavoratori. In particolare, la lett. d) del comma 445, art. 1 della legge n. 145/2018 ha stabilito l’aumento del 20% degli importi previsti dalla norma che:

– disciplina l’applicazione della maxisanzione per lavoro nero;- punisce le condotte interpositorie;

– punisce le violazioni degli obblighi amministrativi connessi alle procedure di distacco transnazionale;

– punisce le violazioni degli obblighi in materia di durata massima dell’orario di lavoro, riposo settimanale, ferie e riposo giornaliero.

Inoltre, sono aumentati del 10% le sanzioni previste per le violazioni inerenti il Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Ulteriori maggiorazioni del 20% potranno essere previste per gli importi dovuti per la violazione delle altre disposizioni in materia di lavoro e legislazione sociale individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

La circolare n. 2 del 2019 dell’Ispettorato nazionale del lavoro ha fornito i primi chiarimenti sulle maggiorazioni degli importi delle sanzioni per le violazioni delle norme in materia di lavoro e di salute e sicurezza dei lavoratori, come previsto dalla legge di Bilancio 2019.

La maggiorazione si applica alle condotte illecite poste in essere dai datori di lavoro dal 1° gennaio 2019 ed è raddoppiata nel caso in cui, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti.

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e-fattura, l’addebito del costo di emissione è illegale

In diverse zone del Paese, da qualche settimana si assiste spesso all’esposizione di cartelli riportanti la seguente avvertenza: “Si informa la gentile clientela che, a fronte della richiesta di emissione della fattura elettronica, verrà applicata una maggiorazione di X euro a titolo di rimborso spese”.

Forse, con simili dazebao molti imprenditori hanno deciso di esplicitare tutta la loro insofferenza per l’indesiderato aggravio burocratico e, in ogni caso, non intendono sostenere alcun costo per l’emissione della e-fattura, ma tale addebito forfetario sul cliente è effettuato in violazione di legge, in quanto il D.P.R. n. 633/1972 prevede espressamenteall’art. 21 che le spese di emissione della fattura non possano essere addebitate a qualsiasi titolo.


Con tale modo di operare, quindi, si va ad imporre un balzello vietato dalla legge e a nulla può valere conferire a questo comportamento una dignità di bandiera di resistenza nei confronti di un adempimento vissuto come ingiustamente oppressivo, perché una rivalsa impropria su chi chiede il rilascio del documento digitale non è una silenziosa protesta civile, ma un modo illegale e arbitrario di gravare altri contribuenti dei propri oneri.


Qualcosa, però, si può comunque fare per riportare a miti consigli eventuali riottosi del rilascio gratuito del documento: in ambito amministrativo-tributario, infatti, il cessionario/committente che, nell’esercizio di imprese, arti o professioni, avesse acquistato beni o servizi senza che sia stata emessa fattura nei termini di legge (e tale sembra il caso anche di chi non avesse ricevuto la fattura per non aver voluto corrispondere costi per la sua emissione), potrà provvedere ad auto-fatturare elettronicamente l’operazione, ex art. 6, comma 8, D.Lgs. n. 471/1997, entro quattro mesi dalla data del mancato rilascio del documento.

(fonte IPSOA)

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PMI: in arrivo finanziamenti per la sicurezza digitale

Il bando UE “sicurezza digitale e privacy per cittadini e piccole e medie imprese” (SU-DS03-2019-2020), realizzato nell’ambito del programma Horizon 2020, parte dal presupposto che PMI e privati cittadini sono più vulnerabili in quanto sono meno preparati a confrontarsi con gli attacchi informatici.

La scala, il valore e i dati personali nel cyberspazio aumentano significativamente e i cittadini sono titubanti ad accedere poiché non sanno chi controlla, accede e modifica i dati personali. Potrebbero verificarsi violazioni dei dati personali che possono facilitare l’abuso da parte di terzi, comprese minacce informatiche come la coercizione, l’estorsione e corruzione.

Al fine di proteggere la libertà, la sicurezza e la privacy, e garantire la protezione dei dati personali dei cittadini in Europa, secondo la Commissione UE i singoli soggetti dovrebbero essere educati a valutare il rischio legato alle loro attività digitale e dovrebbero essere capaci di configurare le proprie impostazioni di sicurezza, privacy e protezione dei dati personali.

I cittadini devono essere pienamente consapevoli del fatto che il loro consenso informato è necessario in molte situazioni, ma devono diventare capaci nel fornire il loro permesso, consentendo l’accesso ai propri dati personali e ai propri dispositivi con un livello maggiore di consapevolezza.

La UE, inoltre, ritiene necessaria una maggiore capacità dei cittadini di modulare il livello e l’accuratezza degli strumenti di monitoraggio utilizzati dai servizi (ad esempio tramite cookie, posizionamento, token).

PMI e la sicurezza

La maggior parte delle piccole e medie imprese e micro imprese (PMI e ME) mancano di consapevolezza sufficiente sui rischi informatici. Inoltre, hanno risorse limitate, sia tecniche che umane per contrastare i rischi cibernetici.

Di conseguenza, sono un obiettivo più facile, rispetto a grandi organizzazioni.

I professionisti della sicurezza e gli esperti che lavorano per PMI e ME devono attivare un processo di apprendimento costante poiché la sicurezza informatica è notevolmente complessa e in rapida evoluzione.

Partendo da questo presupposto, la ricerca per l’innovazione deve sostenere la sicurezza informatica per le PMI e le ME. Uno dei numerosi bandi su questo argomento è rappresentato da “SU-DS03-2019-2020: sicurezza digitale e privacy per cittadini e piccole e medie imprese”.Le imprese interessate a richiedere il contributo devono focalizzare il progetto su uno dei seguenti argomenti:a) protezione della sicurezza, della privacy e dei dati personali dei cittadini.

Le proposte dovrebbero essere volte a portare soluzioni innovative alla protezione dei dati personali, oltre che a sviluppare nuove applicazioni e tecnologie per aiutare i cittadini a monitorare e controllare meglio la loro sicurezza, la privacy e la protezione dei dati personali.

Lo scopo è quello di consentire ai cittadini di diventare più impegnati e attivi nella lotta contro i rischi in tema di privacy e protezione dei dati personali. Queste soluzioni dovrebbero includere approcci innovativi, tecniche e strumenti user-friendly per migliorare la resilienza contro i rischi relativi alla privacy e alla protezione dei dati personali e minacce informatiche.In alternativa, i progetti potrebbero puntare a identificare, rimuovere e segnalare potenziali contenuti dannosi e interazioni abusive come molestie o comunicazioni non richieste. Potrebbero anche essere progetti volti ad esercitare il diritto di cancellazione dei cittadini, il “diritto all’oblio” o a facilitare la portabilità dei dati.Potrebbero anche essere volti a fornire ai cittadini informazioni trasparenti sulla loro privacy e sul livello di protezione.

Potrebbero essere, inoltre, orientati allo sviluppo di helpdesk on-line servizi o informazioni “one-stop-shop”, che aiutano i cittadini a gestire qualsiasi tipo di sicurezza e / o violazione della privacy e dati, violazione della protezione e abilitazione in segnalazione di eventuali incidenti informatici o relativi alla privacy e protezione dei dati.b) difendere la sicurezza, la privacy e protezione dei dati personaliLe proposte dovrebbero fornire soluzioni innovative per aumentare la condivisione delle conoscenze nel digitale per la sicurezza tra PMI e ME e tra PMI e ME e fornitori più grandi. Le PMI e le ME dovrebbero essere sostenute rendendo democratico l’accesso a strumenti e soluzioni di varia natura in modo di aumentare il livello di sofisticazione, per consentire alle PMI e alle ME di beneficiare di soluzioni mirate innovative per affrontare i loro bisogni specifici.

Questo per permettere loro di utilizzare strumenti attualmente riservati alle più grandi organizzazioni, a causa del loro costo, e al fatto che queste ultime hanno la disponibilità di competenze interne.

Le proposte dovrebbero sviluppare soluzioni mirate, facili da usare e convenienti per le PMI e le ME.L’innovazione dovrebbe consentire di monitorare, prevedere e valutare dinamicamente la sicurezza, la privacy e rischi di protezione dei dati personali.

Dovrebbe permettere alle PMI di diventare più consapevoli sulla vulnerabilità, attacchi e rischi che influenzano la loro attività.

Dovrebbe permettere di gestire e prevedere la loro sicurezza, privacy e dati personali in modo facile e conveniente.

Potrebbe essere volto a costruire una collaborazione on-line tra Associazioni di PMI e ME e soggetti di sicurezza, consentendo così a singole PMI e ME di segnalare qualsiasi incidente.

Contributo a fondo perduto

La Commissione UE ritiene che le proposte adeguate dovrebbero richiedere un contributo comunitario tra 3 e 4 milioni di euro. Le azioni innovative possono includere prototipazione, sperimentazione, dimostrazione, sperimentazione, validazione del prodotto su larga scala e replica sul mercato. Le domande devono essere presentate entro il 22 agosto 2019attraverso il portale dei partecipanti.

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Assicurazione infortuni domestici, novità Legge bilancio 2019, circolare Inail

Pubblicata da Inail la circolare n.2 del 22 gennaio 2019 che riporta chiarimenti sul nuovo regime assicurativo entrato in vigore il 1° gennaio 2019 a seguito delle novità introdotte dalla legge di bilancio. Chiarimenti in merito all’ampliamento della tutela assicurativa e all’importo del premio.

Per quanto riguarda la tutela assicurativa le novità sono l’abbassamento dal 27 al 16% del grado di inabilità permanente per la rendita e la prestazione una tantum in caso di inabilità tra il 6 e il 15%. Prestazione pari a 300 euro rivalutabile come per la rendita da inabilità permanente. Estensione della platea fino ai 67 anni. Assegno per assistenza continuativa in caso condizioni menomative.

Premio. L’importo sarà di 24 euro l’anno, le modalità del versamento dovranno essere definite da un decreto ministeriale e in attesa del decreto il premio da versare entro il 31 gennaio 2019 rimarrà di 12,91 euro. Potrà versarlo iscrivendosi anche chi compirà 66 o 67 anni nel corso dell’anno. Successivamente “il citato decreto interministeriale provvederà a regolare la richiesta di integrazione del premio per il 2019, al fine di allineare il predetto importo all’ammontare di euro 24,00 fissato dalla nuova normativa”.

La nota Inail riepiloga infine i requisiti, i criteri per la formazione del reddito e i termini della domanda riguardanti il premio assicurativo a carico dello Stato. Due i criteri base:

“a) titolarità di reddito complessivo lordo ai fini IRPEF non superiori a 4.648,11 euro;
b) appartenenza ad un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo ai fini IRPEF non sia superiore a 9.296,22 euro”.

(fonte Quotidiano Sicurezza)

Info: Inail, circolare n.2 22 gennaio 2019

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Gestione affitti, “privacy doppia” per l’amministratore di condominio

L’articolo 12 del Regolamento Ue 16/679 impone al soggetto che tratta i dati di adottare «misure appropriate per fornire all’interessato tutte le informazioni di cui agli articoli 13 e 14». L’informativa, disciplinata dagli articoli 13 e 14 del Regolamento, è il documento nel quale devono ritrovarsi questi elementi e, in ambito condominiale deve presentare un primo elemento essenziale, cioè i dati del titolare del trattamento. 

Per le attività dirette e collegate a quelle di gestione ed amministrazione condominiale, così come predeterminate negli articoli 1129 e 1130 del Codice civile ed eventualmente ampliate nel mandato conferito dall’assemblea allo Studio di amministrazione al momento della nomina, il soggetto da indicarsi come titolare del trattamento è lo stesso condominio. 

Sul punto si è espresso a suo tempo anche il Garante nazionale, che ha inquadrato il condominio come una collettività dei condòmini che lo compongono, i quali sono «contitolari di un unico, complessivo trattamento dei dati, del quale l’amministratore ha solo la concreta gestione (documento web n. 1053868 del 16 luglio 2003). 

Ma cosa succede quando l’amministratore, nello svolgimento della sua pratica quotidiana, non si limita alle attività previste nel Codice civile ma svolge delle attività “extra mandato”? Quanti studi di amministrazione, per esempio, svolgono l’analisi della contabilità separata proprietario/inquilino? 

Lo studio di amministrazione dovrebbe avere rapporti esclusivamente con il proprietario per quanto riguarda la contabilità ordinaria. Nulla vieta però all’amministratore di svolgere dell’attività contabile che va a interessare i rapporti interni locatore/conduttore (che invece andrebbero gestiti in maniera diretta dai due soggetti). 

Se l’amministratore, invece, prendesse in carico tale incombenza, andrebbe a svolgere un’attività nella quale riveste necessariamente il ruolo di titolare del trattamento dei dati, in quanto la sua attività va ben oltre rispetto a quanto previsto dalla normativa codicistica. Nello svolgimento di questa attività, il condominio titolare e i condòmini quali contitolari del trattamento escono dal rapporto che riguarda esclusivamente i tre soggetti coinvolti, ovvero l’amministratore, il locatore e il conduttore. 

La decisione di effettuare o meno questa attività contabile extra-mandato, è l’esempio lampante di una scelta politica compiuta dallo Studio di amministrazione, che diviene il soggetto che in piena autonomia decide ed attua le politiche e le finalità del trattamento.

L’incidenza di tale scelta, però, va a ripercuotersi sulla necessità di predisporre e di mettere a disposizione degli interessati una nuova e diversa informativa, che avrà i requisiti e i contenuti previsti dagli articoli 13 e 14 Gdpr. In essa andrà però specificata la circostanza che il titolare del trattamento è lo studio di amministrazione e che i dati che si trattano sono comunque originati dall’attività di mandato di amministrazione condominiale, dalla quale si è ottenuta la raccolta di dati che hanno permesso allo studio stesso di acquisire le informazioni necessarie all’elaborazione della contabilità espletata.

La nuova informativa, inoltre, deve essere seguita da un altro passaggio obbligato: essendo previsto da parte dell’amministratore un trattamento di dati diverso e ulteriore rispetto all’originaria finalità, occorre un consenso specifico. Il soggetto interessato deve autorizzare il trattamento del proprio dato finalizzato a un’attività che non era prevista nel mandato originario e che si concretizzerà con l’analisi della contabilità ordinaria separata. Il rischio che l’amministratore corre in caso di mancato invio di questa ulteriore informativa e alla conseguente gestione dei consensi, sarà quello di vedersi sanzionato, da un punto di vista amministrativo, secondo quanto prevede l’articolo 83 del Regolamento Ue 16/679.

Fonte: Il Sole 24 Ore del 15 gennaio 2019 – Articolo di Carlo Pikler

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Licenziamento del lavoratore per assenza al corso sulla sicurezza

Come noto, il Testo Unico prevede che ogni lavoratore abbia l’obbligo di “prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.”

E, più nello specifico, che abbia l’obbligo, penalmente sanzionato, di “partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro” (art.20 commi 1 e 2 lett.h) D.Lgs.81/08).

L’ obbligo del lavoratore di partecipare agli incontri formativi ha contemporaneamente natura legale e contrattuale, con la conseguenza che il lavoratore che non osservasse tale precetto normativo violerebbe da un lato una norma penale e dall’altro – civilisticamente parlando – il contratto di lavoro.

Proprio quest’ultimo aspetto connesso al rapporto contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore è stato al centro di una recentissima sentenza di questo mese (Cassazione Civile, Sez. Lav., 7 gennaio 2019 n.138), con la quale la Corte ha rigettato il ricorso di un lavoratore licenziato da una Società per Azioni “a seguito di lettera di addebito con cui era stata contestata una assenza ingiustificata in data …, per non avere preso parte alla formazione obbligatoria sull’accordo Stato-Regioni, con contestuale contestazione della recidiva in riferimento a due analoghe condotte sanzionate con provvedimenti di natura conservativa”.

Tra i vari motivi di ricorso, rigettati poi dalla Cassazione, il lavoratore ricorrente lamentava che – per diverse ragioni specificate nel ricorso – “il modus operandi adottato dall’azienda era stato chiaramente in contrasto ed in conflitto con il disposto di cui all’art.1375 c.c. che impone la buona fede nell’esecuzione del contratto”.

Tuttavia, come su anticipato, la Cassazione non ha accolto le argomentazioni del lavoratore, avendo correttamente la Corte d’Appello tenuto in considerazione, “ai fini di valutare la legittimità del recesso e la sussistenza della recidiva, i due episodi effettivamente recidivanti (pag.5 della sentenza), ritenendoli con un accertamento in fatto congruamente motivato, autonomi e distinti” e ricorrendo nel caso in esame, come richiesto dalla contrattazione collettiva di riferimento, “l’ipotesi di una reiterazione specifica, come precisato nella lettera di licenziamento, per assenza ingiustificata, con riferimento a due anteriori episodi, avvenuti nei due anni precedenti, in relazione ai quali erano state comminate due sospensioni dal lavoro.”

In sostanza, la Corte ha ritenuto che la mancata partecipazione al corso di formazione in materia di sicurezza sul lavoro organizzato dall’azienda abbia rappresentato, nell’ambito del quadro su ricostruito, una grave violazione,da parte del lavoratore, degli obblighi di diligenza e di fedeltà ovvero delle regole di correttezza e di buona fede, di cui agli artt.1175 e 1375 c.c., tale da ledere in via definitiva il vincolo fiduciario e di rendere proporzionata la sanzione irrogata”.

In particolare, l’art.1175 del codice civile (“Comportamento secondo correttezza”) prevede che “il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza”.

Inoltre l’art.1375 (“Esecuzione di buona fede”) del medesimo codice stabilisce che “il contratto deve essere eseguito secondo buona fede”.

Sul piano generale, va da sé che laddove il legislatore ha previsto l’obbligo penalmente sanzionato del datore di lavoro e del dirigente di assicurare “che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza” (art.18 c.1 lett.l) in comb. disp. art.37 D.Lgs.81/08), in termini sistematici l’adempimento di tale obbligo penale non avrebbe potuto essere  rimesso alla discrezionalità del lavoratore; da lì il corrispondente obbligo giuridico in capo al lavoratore di partecipare ai “programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro” (art.20 c.2 lett.h) D.Lgs.81/08; si veda anche art.19 c.1 lett.g) del medesimo decreto).

Analogamente può dirsi anche per altri obblighi (es. sorveglianza sanitaria etc.).

Tutto ciò trova la sua ragion d’essere nella garanzia della sicurezza e salute sul lavoro quale “garanzia che deriva da necessità sociali e trova oggi il suo fondamento principale nella rilevanza costituzionale del lavoro.

Essa opera sia di fronte allo Stato, sia nei rapporti intersoggettivi, funzionando – in relazione a questi ultimi – come limite di ordine pubblico all’autonomia privata.

In sostanza, poiché lo Stato da un lato ritiene di interesse generale la salute pubblica e dall’altro garantisce l’integrale tutela del lavoro in ogni sua forma, l’integrità fisica del lavoratore assume rilevanza generale; per cui, tutelandola, lo Stato tutela un bene generale, al quale è interessata – nel suo complesso – l’intera collettività.” [1]

Quanto poi nello specifico alla rilevanza dell’adempimento formativo (con riferimento al relativo Accordo Stato-Regioni), essa è stata peraltro ribadita due anni fa dalla Cassazione Penale stessa (Sez.III, 27 gennaio 2017 n.3898), allorché ha affermato che le norme primarie e secondarie che stabiliscono i requisiti di tale adempimento “non si risolvono nei soli concetti di adeguatezza e/o sufficienza dell’informazione o della formazione ma tanto la prima (informazione che deve essere adeguata) quanto la seconda (formazione che deve essere adeguata e sufficiente) sono parametrate rispetto a una serie di indici precisi e dettagliatamente descritti, di settori, di eventi pericolosi, di rischi derivanti dall’espletamento dell’attività lavorativa da parte del lavoratore stesso o di altri lavoratori in maniera che, essendo l’apparato normativo finalizzato a prevenire gli infortuni nell’espletamento del lavoro, la legge penale consente di distinguere chiaramente la sfera del lecito da quella dell’illecito, ponendo un’indicazione normativa che, attraverso l’impiego di termini intellegibili e precisi, consente di orientare la condotta dei destinatari, descrivendo fatti che sono suscettibili di essere provati ed accertati nel processo attraverso i criteri messi a disposizione dalla scienza e dalle regole di esperienza, essendo tale ultimo aspetto facilitato dalla formulazione di Accordi istituzionali finalizzati a realizzare linee guida da seguire quanto a durata, contenuti minimi e modalità della formazione”.

Tale sistema visto nel suo complesso dunque coinvolge anche i lavoratori i quali, in quanto destinatari di specifiche tutele in materia formativa, hanno l’obbligo di “contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro” anche partecipando “ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro” (art.20 c. 2 lett.a) e h) D.Lgs.81/08).

Anna Guardavilla

Dottore in Giurisprudenza specializzata nelle tematiche normative e giurisprudenziali relative alla salute e sicurezza sul lavoro

Corte di Cassazione Civile, Sez. Lav. – Sentenza n. 138 del 07 gennaio 2019 – Legittimo il licenziamento del dipendente che è ingiustificatamente assente al corso di formazione in materia di sicurezza.

Corte di Cassazione Penale, Sez. 3 – Sentenza n. 3898 del 27 gennaio 2017 – Attenzione alla formazione dei lavoratori. Ricognizione normativa fino ad arrivare all’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011

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Agenzia delle Entrate: pubblicati i modelli dichiarativi 2019 e le novità

Sono stati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate i modelli 2019 730, Certificazione unica, Iva, Iva 74 bis, 770, e Cupe. Contestualmente l’Agenzia ha riassunto nella stessa nota del 15 gennaio le novità presentate da ogni modello relative alle rispettive dichiarazioni fiscali.

Per quanto riguarda il 730 ad esempio viene evidenziata la possibilità di inserire le spese del trasporto pubblico, assicurazioni contro gli eventi calamitosi stipulati per unità immobiliari a uso abitativo, gli ausili per il disturbo dell’apprendimento.

Iva: rigo VA16 per il Gruppo Iva (artt. 70-bis e seguenti del Dpr n. 633/1972); rigo VX2; casella 3 nel rigo VO34.

Certificazione Unica: Ape da Legge 232/2016; tipologie reddituali con diverso inquadramento fiscale previdenziale.

770/2019 e Certificazione degli utili e dei proventi equiparati: equiparazione partecipazione qualificata e non qualificata; piattaforme Peer to peer landingSocial lending.

Info:
Agenzia Entrate, nuovi modelli dichiarazioni redditi 2019
la pagina con i nuovi modelli e i relativi provvedimenti di approvazione

(fonte Quotidiano Sicurezza)

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Lavoro: collocamento disabili

Ricordiamo la scadenza del 31 gennaio 2019 per la presentazione, che deve essere effettuata esclusivamente tramite la procedura telematica presente sul sito http://www.cliclavoro.gov.it, del prospetto informativo dei lavoratori disabili da parte dei datori di lavoro con oltre 15 dipendenti (in quanto soggetti alla disciplina sul collocamento obbligatorio di cui alla legge n. 68/1999).


L’invio con strumenti diversi rispetto a quelli stabiliti dalle leggi costituisce
mancato adempimento.


Il prospetto deve essere presentato solamente da quei datori di lavoro per i
quali, rispetto all’anno precedente, si siano verificati cambiamenti nella
situazione occupazionale tali da incidere sul computo della quota obbligatoria di disabili da assumere.

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