Sulla posizione di garanzia alla luce del principio di effettività

La Corte di Appello, in parziale riforma della sentenza pronunciata dal Tribunale ha ridotta la pena applicata a un datore di lavoro e al preposto di un’azienda a 20 giorni di reclusione confermando nel resto le statuizioni civili in favore della persona offesa (condanna al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale di euro 10.000).  i due erano stati imputati del reato di cui all’art. 590 comma 1, 2 e 3 del codice penale in relazione agli artt. 2087 del codice civile 19 e 71 del D. Lgs n.81/2008 perché, nella loro rispettiva qualità, hanno cagionato per colpa a un lavoratore dipendente di una ditta alla quale era stato appaltato il servizio di pulizia e riordino di un capannone industriale, lesioni personali consistenti in ustioni di 2° e 3° estese al collo, tronco e arti superiori, da cui era derivata una malattia e un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per complessivi 186 giorni. Agli stessi è stata contestata la colpa consistita in imprudenza, negligenza e imperizia e violazione delle norme di prevenzione e, in particolare, per aver il datore di lavoro messo a disposizione del lavoratore una frusta elettrica non idonea al lavoro di pulitura di una cisterna contenente vernice antiruggine e il preposto per avere omesso di controllare e vigilare l’osservanza delle normative antinfortunistiche, motivo per il quale il lavoratore stesso, mentre, dopo aver utilizzato un solvente, effettuava la pulizia della cisterna con la frusta meccanica, ha cagionato l’innesco di un incendio dei vapori del solvente procurandosi le ustioni sopra descritte.

L’infortunato era un dipendente della ditta appaltatrice ma già da un anno svolgeva quotidianamente la sua attività lavorativa presso la ditta committente, inizialmente come addetto alle pulizie e poi successivamente come operaio addetto, nel settore produttivo, alla conduzione di un carroponte. Secondo la ricostruzione effettuata dai giudici di primo e secondo grado, la mattina dell’evento infortunistico, il lavoratore, incaricato dal preposto capo reparto di coadiuvare un altro operaio, nel mentre puliva con il solvente la cisterna trasportata su un camion in quanto presentava delle incrostazioni di vernice utilizzando, come gli era stato indicato, una frusta elettrica che si trovava nella sua diretta disponibilità a pochi metri di distanza ma che invece normalmente serviva solo a miscelare le vernici, è stato investito da una fiammata che lo ha colpito al volto e al busto. Dall’istruttoria era risultato altresì che la frusta elettrica non era uno strumento idoneo all’uso poiché generava scintille che, venendo in contatto con materiale infiammabile quale era il vapore creato dall’uso del solvente, potevano provocare l’innesco di un incendio.

I giudici di merito hanno individuato le posizioni di garanzia a carico degli imputati, avendo accertato che la ditta committente si ingeriva nell’attività svolta dai lavoratori della ditta appaltatrice in quanto il preposto impartiva disposizioni direttamente anche a questi ultimi. Era stato accertato altresì che il giorno dell’incidente non era presente sul posto di lavoro nessun responsabile incaricato della ditta appaltatrice e che era stato il capo reparto a comandare il lavoratore di aiutare un altro operaio. Gli stessi giudici hanno addebitato al preposto la mancata vigilanza in ordine all’uso della frusta elettrica da parte del lavoratore per pulire la cisterna in cui era stato versato il solvente infiammabile tanto più che era stato adibito ad una mansione non propria, che non aveva mai fatto, per cui quindi doveva essere specificatamente informato sui rischi e sulle modalità di sicurezza necessarie allo svolgimento dell’operazione stessa.

Il ricorso per cassazione e le motivazioni

Avverso la sentenza della Corte di Appello hanno proposto ricorso per cassazione entrambi gli imputati a mezzo dei loro difensori deducendo alcune motivazioni. Gli stessi hanno sostenuto che nessuna ingerenza era stata accertata nell’attività degli addetti alle pulizie di cui faceva parte il lavoratore infortunato e che pertanto era viziata la motivazione della Corte di Appello nel momento in cui ha individuata la qualifica di datori di lavoro e di preposto a carico loro e ravvisata la violazione degli obblighi di coordinamento e sinergia previsti dall’art. 26 del D Lgs n. 81/2008, peraltro mai contestato. I ricorrenti hanno fatto presente che, a loro avviso, la norma in questione prevede obblighi di informazione e coordinamento e non obblighi di formazione e prevenzione del personale dipendente di altre ditte e precisato altresì che gli addetti alle pulizie prendevano ordini da un loro specifico preposto che coordinava le operazioni di pulizia.

Gli imputati hanno sostenuto altresì che la frusta elettrica era stata prelevata dal lavoratore di sua iniziativa e che la stessa era in una posizione distante dal luogo della pulizia della cisterna di circa 10 metri oltre al fatto che di norma la stessa non veniva utilizzata per la pulizia delle cisterne proprio per la sua pericolosità. L’imprevedibile ed eccezionale uso di tale attrezzatura pertanto, pericoloso e inidoneo, aveva costituito un fatto interruttivo del nesso causale sia con riferimento alla condotta del datore di lavoro che a quella del preposto.

Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, nel dichiarare inammissibili i ricorsi, ha fatto presente che la decisione impugnata della Corte di Appello non presentava nessuno dei vizi sostenuti. Era stato accertato, infatti, che il committente si ingeriva nell’attività svolta dai lavoratori della cooperativa appaltatrice del servizio di pulizie, dando disposizioni e direttive e intervenendo costantemente nella loro esecuzione, mettendo a disposizione le attrezzature e curando l’organizzazione del lavoro proprio attraverso il capo reparto e che il lavoratore infortunato lavorava presso la ditta committente da circa un anno, inizialmente come addetto alle pulizie poi adibito addirittura al settore produttivo come conduttore di un carroponte.

Riguardo poi alle posizioni di garanzia di fatto ricoperte dagli imputati la suprema Corte ha ricordato che “in base al principio di effettività, assume la posizione di garante colui il quale di fatto si accolla e svolge i poteri del datore di lavoro, del dirigente o del preposto, anche se formalmente ha appaltato a terzi le opere che hanno dato origine all’infortunio”. La stessa Corte ha poi logicamente e coerentemente argomentato la responsabilità penale degli imputati, oltre ogni ragionevole dubbio, richiamando anche la disposizione di cui all’art. 26 comma 1 lett. b) del D. Lgs. n.81/2008 e traendo ulteriori elementi di convincimento proprio dalla interferenza di più organizzazioni di impresa nel medesimo luogo di lavoro.

La ratio della norma, ha anche aggiunto la Corte suprema, è evidente specie quando il datore di lavoro committente ha la disponibilità effettiva, nel senso di disponibilità giuridico/operativa, dei luoghi in cui si svolgono i lavori, disponibilità che gli consente di avere (o comunque di essere tenuto ad avere) compiuta conoscenza delle specifiche caratteristiche degli stessi luoghi e quindi dei rischi ad essi connessi. Da ciò consegue l’obbligo di cui alla lett. b) dell’art. 26 citato di fornire ai soggetti terzi (operanti nei propri “spazi” di lavoro) «dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività», informazioni che, ha così concluso la Sez. IV non potevano nel caso in esame, come ha affermato coerentemente la Corte territoriale, che essere fornite dal preposto al controllo e all’organizzazione tanto dei lavoratori della cooperativa che dei lavoratori della committente e dal responsabile dell’unità produttiva.

Gerardo Porreca

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Riduzione tasso di tariffa, modello OT/24 e scadenze, nota Inail

Con una nota del 6 febbraio Inail ricorda la scadenza del 28 febbraio 2019 per l’invio delle domande per la riduzione del tasso di tariffa.

L’oscillazione del tasso per prevenzione può essere richiesta da aziende che hanno eseguito interventi sulla sicurezza sul lavoro in aggiunta a quelli previsti dal Testo unico. Le aziende devono essere attive da almeno un biennio e ovviamente devono essere in regola con la normativa sulla sicurezza e con gli adempimenti contributivi.

La riduzione viene riconosciuta per l’anno della domanda e sul premio dello stesso anno. Le domande vanno presentate esclusivamente online.

Modello di riferimento: OT/24.

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Interpello sicurezza sul lavoro n.1/2019

Sono stati pubblicati dal Ministero del Lavoro due nuovi interpelli riguardanti uno il lavoro l’altro la normativa sulla sicurezza sul lavoro.

L’interpello sul lavoro è il n.1/2019 datato 8 febbraio dal titolo:

Quello sulla sicurezza, 1/2019 del 31 gennaio 2019:

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TESTO UNICO SULLA SICUREZZA | Pubblicata la revisione di gennaio 2019

È stato aggiornato il Testo Unico sulla Salute e sicurezza sul Lavoro D.lgs. 81 del 9 aprile 2008 che fa seguito all’ultimo aggiornamento avente data Luglio 2018.

La nuova versione del Testo Unico riporta le seguenti novità:

  • Modifica introdotta all’art. 99 (notifica preliminare) dalla Legge 1 dicembre 2018 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. (GU n. 281 del 3/12/2018 in vigore dal 04/12/2018)
  • Inseriti gli interpelli n. 6 del 18/07/2018 e n. 7 del 21/09/2018;
  • Sostituito il Decreto Direttoriale n. 51 del 22 maggio 2018 con il Decreto Direttoriale n. 89 del 23 novembre 2018 – Ventesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art. 71 comma 11 (LINK ESTERNO all’Allegato).
  • Rivalutati, a decorrere dal 1° gennaio 2019, nella misura del 10%, gli importi dovuti per la violazione delle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 81/2008, ai sensi dell’art. 1, comma 445, lettera d), della Legge n. 145/2018 (legge di bilancio), che ha previsto la maggiorazione degli importi sanzionatori delle violazioni che, più di altre, incidono sulla tutela degli interessi e della dignità dei lavoratori. Le anzidette maggiorazioni sono raddoppiate laddove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti.
  • È stata inserita l’Appendice C con le tabelle degli importi sanzionatari con la maggiorazione raddoppiata in caso di recidiva, ai sensi dell’art. 1, comma 445, lettera e), della Legge n. 145/2018 (legge di bilancio);
  • Corretto il refuso relativo all’Interpello n. 26/2014 del 31/12/2014 – Applicazione del decreto interministeriale 18 aprile 2014 cosiddetto “decreto capannoni”.

Per consultare la nuova versione del documento scaricalo gratuitamente a questo link

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Premio per l’assicurazione contro gli infortuni domestici: il bollettino per il pagamento

Da venerdì 25 gennaio 2019 è scaricabile il bollettino postale che deve essere utilizzato per il pagamento del premio, entro la scadenza del 31 gennaio, da coloro che si iscrivono all’assicurazione contro gli infortuni domestici per la prima volta e da chi, già iscritto, non ha ricevuto al proprio domicilio il bollettino PA personalizzato.

https://www.inail.it/cs/internet/atti-e-documenti/moduli-e-modelli/assicurazione/assicurazione-infortuni-domestici.html

Per ulteriori informazioni è possibile chiamare il Contact center Inail al numero 06.6001da rete fissa e mobile.

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Testo Unico 81/08: edizione aggiornata a Gennaio 2019

E’ stato pubblicato sul sito dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro il testo aggiornato a Gennaio 2019 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (meglio noto come Testo Unico).

Di seguito le modifiche apportate con l’ultima revisione:

  • Modifica introdotta all’art. 99 (notifica preliminare) dalla Legge 1 dicembre 2018 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonchè misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. (GU n. 281 del 3/12/2018 in vigore dal 04/12/2018);
  • Inseriti gli interpelli n. 6 del 18/07/2018 e n. 7 del 21/09/2018;
  • Sostituito il Decreto Direttoriale n. 51 del 22 maggio 2018 con il Decreto Direttoriale n. 89 del 23 novembre 2018 – Ventesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art. 71 comma 11 (LINK ESTERNO all’Allegato);
  • Rivalutati, a decorrere dal 1° gennaio 2019, nella misura del 10%, gli importi dovuti per la violazione delle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 81/2008, ai sensi dell’art. 1, comma 445, lettera d), della Legge n. 145/2018 (legge di bilancio), che ha previsto la maggiorazione degli importi sanzionatori delle violazioni che, più di altre, incidono sulla tutela degli interessi e della dignità dei lavoratori. Le anzidette maggiorazioni sono raddoppiate laddove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti;
  • È stata inserita l’Appendice C con le tabelle degli importi sanzionatari con la maggiorazione raddoppiata in caso di recidiva, ai sensi dell’art. 1, comma 445, lettera e), della Legge n. 145/2018 (legge di bilancio);
  • Corretto il refuso relativo all’Interpello n. 26/2014 del 31/12/2014 – Applicazione del decreto interministeriale 18 aprile 2014 cosiddetto “decreto capannoni”.
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Stop alla pubblicità indesiderata nella cassetta della posta

Dal 6 maggio 2019 parte l’opt out per il marketing cartaceo. Da quella data si potranno mandare lettere promozionali agli indirizzi presenti negli elenchi telefonici pubblici, a meno che l’interessato non abbia manifestato il suo dissenso, iscrivendo il suo recapito nel registro delle opposizioni, tenuto dalla fondazione Bordoni (www.registrodelleopposizioni.it).

È questo l’effetto del dpr n. 149 dell’8 novembre 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 gennaio 2019, vigente dal 4 febbraio 2019, che ha modificato il precedente dpr 178/2010, e cioè il regolamento sul registro delle opposizioni, ovvero il registro nel quale si deve iscrivere chi non vuole ricevere comunicazioni commerciali dirette.

Il registro è già operativo dal 2010 per il marketing telefonico ed è stato, ora, esteso al marketing effettuato con l’impiego della posta cartacea. Le nuove regole consentono a chi lo vuole di chiedere l’iscrizione del proprio indirizzo nella lista dei recapiti inutilizzabili per scopi commerciali.Senza l’iscrizione nel registro delle opposizioni, però, anche l’indirizzo diventa utilizzabile senza il preventivo consenso.

Chi vuole impedire che la cassetta delle lettere sia riempita con comunicazioni promozionali avrà tre mesi di tempo per chiedere al registro delle opposizioni l’iscrizione del proprio indirizzo (necessario consultare il sito del registro delle opposizioni per le concrete modalità operative).

Il decreto in esame, nella versione definitiva, ha, infatti, accolto il suggerimento del Garante della privacy ed ha previsto un termine transitorio pari a 90 giorni in modo da consentire agli abbonati di iscriversi prima di poter essere contattati e dall’altro fornire il tempo per realizzare il registro esteso alla posta cartacea.

Quindi, tenuto conto dello slittamento dei termini in scadenza nei giorni festivi al primo giorno feriale successivo, il 6 maggio 2019 è la data da segnare in calendario.

Con le nuove regole si è detto che si applica il cosiddetto opt out per la posta cartacea.

Questo significa che, con il regolamento sul marketing cartaceo, chi vuole fare pubblicità usando gli indirizzi risultanti dagli elenchi telefonici lo può fare, ma deve controllare che l’indirizzo non sia stato inserito (su richiesta dell’interessato) nella lista ufficiale di chi non vuole ricevere pubblicità cartacee.

I soggetti già iscritti al servizio per non ricevere la pubblicità telefonica potranno aggiornare la propria iscrizione estendendo l’opposizione già espressa anche alla posta cartacea.

Dal punto di vista degli operatori di marketing per poter mandare comunicazioni commerciali a mezzo posta cartacea bisognerà consultare il registro e vedere quali indirizzi sono stati iscritti, depennandoli di conseguenza dalla lista. In materia di tempi di consultazione, si prevede che, per i trattamenti di dati per fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, mediante l’impiego della posta cartacea, la consultazione del registro da parte di ciascun operatore ha efficacia pari a trenta giorni.

Il regolamento in commento, poi, integra la disposizione sull’obbligo di informativa a favore del soggetto contattato: per effetto delle novità, si devono far conoscere all’interessato la fonte dei dati usati e le indicazioni utili all’eventuale iscrizione nel registro delle opposizioni, e ciò va fatto all’interno del materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale inviato tramite posta cartacea.

Si coglie, poi, l’occasione per cambiare le modalità per iscriversi al registro delle opposizioni (anche in materia di opposizione al marketing telefonico), togliendo la possibilità di inviare un fax: rimangono quindi il canale web, il telefono, la e-mail e la raccomandata.

Dovranno, infine, essere attivate apposite campagne informative atte a favorire la piena conoscenza delle novità.

Fonte: Italia Oggi del 22 gennaio 2019 – Articolo di Antonio Ciccia Messina

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